Torino – Che i giovani di oggi abbiano molti svaghi è risaputo. Una tendenza di cui ancora si sa molto poco, però, è quella che vuole i giovani sempre meno interessati all’auto come una volta lo erano i loro genitori.
La mera constatazione personale trova riscontro in dati pratici. Il Rapporto Automotive 2012, una ricerca condotta negli Stati Uniti da AlixPartners, parla chiaro: in America la domanda di auto da parte dei giovani nati negli anni ’90 e 2000 è in forte calo. Tra le cause i mutamenti dei trend demografici: le quattro ruote non costituiscono più la priorità per i neo-maggiorenni (definiti “Generazione N”), sostituite dagli smartphone e, più in generale, da strumenti elettronici che consentono di restare sempre connessi. Anche in Italia questo scenario è ormai prossimo.
Lo studio di AlixPartners sul mercato americano evidenzia una netta contrazione nei consumi di auto che si protrarrà nei prossimi anni: al termine di quest’anno le vendite Usa si attesteranno sui 14,3 milioni di unità, mentre nel 2015 quelle di Stati Uniti e Canada non supereranno i 16 milioni.
Secondo la ricerca, l’industria americana dell’auto sta patendo l’affermarsi della generazione “N”, dove “N” sta per “Neutral about driving”. Si tratta dei giovani tra 16 e 29 anni tra i quali la penetrazione di neo-patentati è scesa di quasi 10 punti percentuali dal 2001, attestandosi poco sopra il 50%. Questa fascia di giovani è più attratta dagli smartphone e dalla connettività che dal desiderio di indipendenza e libertà che l’auto ha rappresentato per le generazioni precedenti (chiedete a vostro padre per conferma).
<<Complessivamente – si legge nella ricerca – i cambi generazionali sono considerati responsabili fino al 15% della diminuzione della domanda di auto nel Nord America: circa il 13% di questa diminuzione è attribuibile ad un minore uso dell’auto (la maggior parte riferita ai ‘Baby Boomers’, persone nate tra il 1945 ed il 1964) e circa un 2% identificata nella tendenza a guidare sempre meno (la maggior parte riferita ai ‘Millenials’, persone nate tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila e ad altre persone giovani)>>.
Fin qui l’analisi sulla riduzione di domanda del mercato a stelle e strisce. In Italia, la crisi del mercato automotive e i dati sui consumi di auto e di smartphone/social network mostrano segnali che lasciano intuire come un cambiamento in questo senso stia già avvenendo.
A conferma di questo trend, alcune elaborazioni su dati Google curate da Amoer attestano come ad oggi il 28% degli italiani possieda uno smartphone. Di questi il 54% lo usa per collegarsi ai social network, mentre il 75% si collega a Internet e il 70% invia email. Più in generale, il 70% della popolazione è connesso e oltre il 90% dei connessi usa i social network.
Ne emerge uno scenario digitale nel quale cresce l’utilizzo degli smartphone, utilizzati per navigare sul web, inviare e-mail, effettuare ricerche e controllare quotidianamente (e più volte al giorno) lo stato dei social network. Non a caso, l’Italia è entrata da poco nella top 10 dei Paesi con maggior diffusione di Internet.
L’auto non costituisce più una priorità e non è lo strumento ineludibile di mobilità e libertà individuale. L’esigenza di connessione simultanea e continua ha relegato l’auto in garage. È in atto un vero e proprio cambiamento culturale, ma vivere un cambiamento è come trovarsi in un banco di nebbia: è fitta solo da lontano.
L’era dell’automobile come oggetto del desiderio, come “simbolo”, come ampliamento del proprio io è finita <<perché alle strade e alle autostrade del mondo si sono aggiunte le autostrade del web in cui ti sposti istantaneamente e incontri chiunque>>, per usare le parole del sociologo Francesco Alberoni a commento dei risultati della ricerca.
Alberoni però sottolinea un altro aspetto fondamentale: <<L’automobile resta e continuerà ad essere lo strumento più pratico, più comodo, più divertente con cui ogni singolo individuo può spostarsi, quando vuole, con chi vuole, alla velocità che desidera, andando dove gli pare, raggiungendo luoghi dove nessun treno superveloce, nessun aereo o nessuna autostrada virtuale potrà scaricarlo>>.
Allora perché non ripensare l’auto in funzione dei due aspetti predominanti in questo scenario digitale, ovvero mezzo di trasporto e mezzo di connessione? Ma non una connessione fisica, per sportarsi dal punto A al punto B, perché quello è il trasporto, quanto connessione con tutto ciò che l’individuo ritiene essere utile (si tratti di e-mail, social network, game online, informazione, intrattenimento).
Il <<rapporto stretto dell’automobile con il nostro io e la sua infinita duttilità>> (ancora Alberoni) deve spingere i produttori a pensare l’auto come punto d’incontro tra la persona e le sue “possibilità”. E oggi più che mai ogni persona è diversa da un’altra nella misura in cui trova attorno a sé strumenti personalizzabili come lo smartphone dai quali ottiene ciò che desidera.
In un futuro non troppo lontano, forse, il cruise control manterrà la velocità della nostra auto costante, in funzione anche della distanza di sicurezza dal veicolo che ci precede, il Lane assist potrebbe far scorrere l’auto entro i limiti della corsia, il sistema di frenata d’emergenza (oggi riesce ad arrestare l’auto a basse velocità) eviterebbe le collisioni.
Al “guidatore” cosa resta? Godersi lo “spostamento” e sfruttare tutto il potenziale dei sistemi infotaiment. E non è un caso che il responsabile comunicazione di una nota Casa automobilistica estera abbia detto, ironicamente, che bisognerebbe inventare un tablet con quattro ruote

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