Torino – E’ notizia di ieri la decisione del Consiglio europeo di attribuire alla Commissione europea il mandato per l’apertura dei negoziati sull’accordo di libero scambio con il Giappone. A seguito di questo annuncio, Anfia, in rappresentanza della filiera automotive italiana, ritiene doveroso riportare l’attenzione su alcuni aspetti.
Come già espresso da Anfia in più occasioni nel confronto con gli interlocutori nazionali dei Ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari Esteri, l’ipotesi di un accordo finalizzato alla liberalizzazione degli scambi commerciali tra Unione europea e Giappone presenta numerosi punti critici che rischiano di penalizzare l’industria automotive europea ed italiana.
<<Anfia proseguirà nel monitoraggio dei negoziati e nelle azioni di lobby in difesa di un settore già profondamente colpito da una crisi senza precedenti – ha dichiarato Gianmarco Giorda, direttore dell’Associazione – per evitare una nuova concessione di ingiusti vantaggi competitivi, come accaduto con l’accordo UE-Corea del Sud entrato in vigore lo scorso anno>>.
Il saldo della bilancia commerciale Italia-Giappone nel settore automotive presenta un deficit importante: 627 milioni di euro per lo scambio di autoveicoli nuovi e usati e 85 milioni di euro per lo scambio di parti e componenti (dati riferiti al 2011). Inoltre, <<le barriere non tariffarie giapponesi – continua l’Anfia – costituiscono, per le imprese automotive europee e italiane, un costo indiretto decisamente maggiore rispetto ai dazi, sia per quanto riguarda i produttori di autoveicoli, sia per i produttori di componenti (un comparto che in Italia occupa 179.000 addetti diretti, ha un export di oltre 19 miliardi di euro, con un saldo positivo della bilancia commerciale di 7,3 miliardi, per un fatturato complessivo di 41,8 miliardi di Euro) per i quali, ad esempio, si pongono grosse difficoltà allo sviluppo di un settore aftermarket indipendente in Giappone>>.
L’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, in qualità di presidente dell’Acea, l’associazione dei costruttori, il mese scorso aveva esortato l’Ue a smettere di fare accordi di questo genere.
Lo corso luglio, invece, il commissario europeo al Commercio, Karel De Gucht, aveva affermato che un accordo di questo genere potrebbe far guadagnare un punto percentuale di crescita l’anno all’Unione Europea e 400.000 posti di lavoro, facendo aumentare di un terzo le sue esportazioni.
Le trattative con il Giappone richiederanno diversi anni e, vada come vada, spianano la strada ad un potenziale accordo storico visto che messe assieme, attualmente, Ue e Giappone rappresentano circa i due terzi della produzione di ricchezza mondiale.