Roma – L’obiettivo era quello di fornire un quadro autorevole e aggiornato sul settore automotive nel mondo, in Europa e in Italia, e di presentare nove proposte concrete sulle quali lavorare da subito in questi tre scenari, per garantire alla filiera italiana un futuro sostenibile. L’assemblea pubblica dell’ Anfia svoltasi stamane al Teatro Capranica, alla presenza del presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti, ha centrato gli obiettivi.
Dopo il saluto d’apertura del presidente dell’Associazione Roberto Vavassori, il fil rouge dell’evento è partito dallo scenario internazionale, descritto, in una prospettiva di breve e di lungo termine, e con uno specifico focus sul comparto della componentistica, da Ralf G. Kalmbach, membro dell’Executive Committee e responsabile dell’automotive di Roland Berger Strategy Consultants. Con il successivo intervento, affidato a Carlo Pettinelli, direttore responsabile per la Crescita sostenibile e UE 2020 della Direzione generale per le imprese e l’industria della Commissione europea, l’attenzione si è concentrata sulla nuova strategia di politica industriale proposta dalla Commissione per una moderna reindustrializzazione, che i ministri Ue hanno approvato il 10 dicembre scorso – insieme al piano d’azione per le auto europee “Cars 2020” – e il cui obiettivo è avere entro il 2020 il 20% del Pil frutto del manifatturiero.
Passando al contesto italiano, l’Associazione ha voluto dare voce ai rappresentanti di due realtà aziendali molto diverse per struttura, dimensione e comparto merceologico, che hanno raccontato la propria esperienza della crisi: problemi, trasformazioni, strategie di investimento. Aurelio Nervo, amministratore delegato di Skf Industrie ha descritto le sfide che una multinazionale del settore automotive operante in Italia si trova a dover fronteggiare in un momento di forte criticità per l’intero Sistema Paese, puntando su elementi di innovazione e differenziazione dei prodotti e sul processo di internazionalizzazione. Luca Margaritelli, amministratore delegato di Compagnia Italiana Rimorchi, ha presentato il caso di una media impresa del settore degli rimorchi per veicoli industriali, che ha scelto la strada dell’aggregazione per superare i limiti posti alla competitività e allo sviluppo da un’eccessiva frammentazione industriale.
Nella sua relazione il presidente dell’Anfia ha ricordato i cento anni compiuti dall’Associazione nel 2012 e ha messo in luce il lavoro svolto durante i primi otto mesi del suo mandato alla presidenza, passando poi ad esaminare ciò che Anfia può ancora fare sul fronte internazionale, europeo e mondiale: <<Per l’Italia, gli obiettivi che ci poniamo riguardano il mercato e la produzione – ha dichiarato Roberto VavassoriIn attesa che si ristabiliscano le condizioni per una ripresa della fiducia dei consumatori e delle imprese, primo ingrediente per far ripartire le vendite, occorre varare misure fiscali che consentano al mercato auto italiano di ritornare su un livello fisiologico, intorno ai 2.000.000 di unità l’anno. Anfia è disponibile a rimodulare insieme ai ministeri competenti il carico fiscale attuale, attuando un alleggerimento e una semplificazione compatibili con le esigenze di gettito dell’Erario. Tra le nostre proposte, occupa quindi un posto importante l’idea di un miglior coordinamento tra i rappresentanti della filiera e gli organi istituzionali ai fini di una legislazione più competitiva. Dal punto di vista della produzione le proposte che avanziamo sono: la riduzione di almeno l’80% della componente A3 del costo dell’energia per le imprese ad alta intensità energetica, come quelle dell’automotive; una deroga al Patto di stabilità per consentire investimenti mirati sul trasporto locale, finalizzati al rinnovo del parco autobus e dei veicoli speciali (come quelli per la raccolta dei rifiuti), e per il pagamento dei debiti pregressi della P.A. verso le imprese fornitrici. Infine, il lancio, a livello nazionale, di un progetto pilota per una mobilità integrata e sostenibile in un’area geografica selezionata, in cui le imprese della filiera mettano a disposizione le proprie risorse e competenze per lo sviluppo di un modello di mobilità intelligente e integrata, e il Governo si impegni semplicemente a garantire velocità di approvazione dei progetti e snellimento dei vincoli normativi. Allargando l’orizzonte oltre i confini nazionali occorre favorire  la liberalizzazione degli scambi internazionali, a patto che gli accordi di libero scambio siglati dall’UE siano basati su una reciprocità effettiva; occorre migliorare il raccordo tra Italia ed Europa sulla legislazione, sull’intercettazione dei fondi destinati all’R&D , in vista del nuovo programma dell’Unione europea per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione, Horizon 2020, e allo sviluppo della mobilità sostenibile, e sul peso delle lobby. Inoltre, desideriamo far parte e assumere come nostro l’obiettivo di passare, in Italia, dall’attuale 15,9% al 20% di Pil legato all’industria manifatturiera entro il 2020, e addirittura superarlo, tornando, così, ai livelli del 2000, che altri Paesi, come la Germania, sono riusciti a mantenere nonostante la crisi. A livello mondiale, l’obiettivo è puntare sull’internazionalizzazione delle Pmi italiane con il supporto di Ice, Sace e Simest, integrate tra loro, concentrandoci su due mercati particolarmente interessanti: Usa e Russia. Le nostre nove proposte sfociano in una richiesta fattuale: l’istituzione di una Consulta sul settore automotive che, con il supporto del Governo e la partecipazione attiva dei ministeri competenti, insieme alle istituzioni deputate all’internazionalizzazione e allo sviluppo delle aziende, e con i rappresentanti della filiera industriale nazionale (Anfia e i produttori di autoveicoli), diventi l’interlocutore privilegiato per i provvedimenti legislativi che riguardano il mondo della mobilità, e monitori l’effettiva realizzazione dei punti programmatici che ne costituiscono il fondamento. La Consulta avrà, inoltre, il compito di attrarre realtà estere sul territorio italiano, di favorire la crescita
dimensionale, quindi l’aggregazione, delle imprese automotive, e di sviluppare ulteriormente le roadmap tecnologiche per i veicoli a basse emissioni di carbonio, considerando le diverse tipologie di combustibili, in modo che l’Italia diventi il Paese ideale per gli investimenti in nuove tecnologie>>.
Nell’intervento conclusivo, il premier Mario Monti ha accolto con interesse la proposta di Anfia di istituire una Consulta dell’automotive, secondo la formulazione e gli obiettivi suggeriti dall’Associazione, la quale ora si impegnerà a verificare con i relativi referenti istituzionali la fattibilità dell’avvio dei lavori.
Per quanto riguarda gli altri temi del suo intervento Monti ha detto che <<durante il precedente governo delle riforme sono state fatte ma lasciando moltissimo da fare. Per questo chiunque vincerà alle elezioni dovrà cercare di dar seguito alle riforme . Invito alla prudenza nel giudicare le riforme fatte dal governo. Sarebbe un peccato se si desse un giudizio ipersemplificato sugli effetti che queste hanno avuto. Paradossalmente interrompere una riforma prima che possa aver dato i propri frutti è perfino peggio che non fare la riforma. Le riforme hanno bisogno di tempo, mentre i costi sono immediatamente percepiti. Dunque, interrompere una riforma è peggio che non farla. Noi tutti siamo corresponsabili dell’andamento delle quotazioni dell’immagini dell’aggettivo italiano. Ognuno di noi sposta la quotazione di questo aggettivo. L’industria italiana ha particolarmente scontato il lento ma inesorabile processo di erosione della competitività che è stato a lungo sottovalutato. Non si tratta di un processo inesorabile. La stabilizzazione dei titoli del debito pubblico realizzata in questi mesi è presupposto essenziale per far ripartire il credito alle aziende. In tutti questi mesi, l’azione che è stata svolta dal Governo è stata quella di fare dell’Italia un partner credibile nei bilanci per competere senza timori reverenziali>>.