Alitalia, il piano pronto dopo Ferragosto

Alitalia, il piano pronto dopo Ferragosto

Roma – Il destino di Alitalia sta per compiersi, o meglio se tutto andrà come sperano Corrado Passera e Gaetano Miccichè, dopo il 15 Agosto Alitalia uscirà dal bozzolo per trasformarsi in una nuova compagnia di bandiera con un piano industriale ad hoc. E’ doveroso, però, mettere davanti alle nobili intenzioni un “Se” grande quanto una casa… dal momento che per giocare la partita del rilancio si dovrà tenere conto della, scontata, dura opposizione dei sindacati.
I tempi dell’operazione sono però, stretti e le possibilità che senza questo piano ad Alitalia resti solo l’eutanasia, sono altissime.
Dal poco che si è riusciti ad evincere da quello che sarà il piano definitivo, pare che il lavoro degli advisor non è quello di dar vita ad una mini-Alitalia, ma si vuole creare una compagnia fortemente radicata sul mercato domestico sommando il fatturato e la quota di mercato di AirOne con una gran parte del fatturato e della quota di mercato della vecchia Alitalia (nessuna delle rotte dovrebbe essere programmaticamente in perdita).
Chiaramente così facendo si finirà nel mirino dell’Antitrust, ma pur di rimettere in piedi la compagnia tricolore, lo stesso governo potrebbe negoziare con le autorità della concorrenza (Antonio Catricalà) accordi più o meno temporanei o nel peggiore dei casi pensare di ricorrere all’articolo 25 della legge 287 che permette all’esecutivo di chiedere per un periodo all’Antitrust di agire in regime di deroga e quindi di neutralizzare le norme pro concorrenza.
Un business plan fortemente imperniato sul mercato nazionale prevede giocoforza una valorizzazione di Malpensa che dovrebbe ricoprire il ruolo di “polo per il Nord”, capace di intercettare i passeggeri delle regioni settentrionali.
I progetti di Passera e Miccichè per avere vere chance di successo presuppongono però uno strumento legislativo diverso dalla attuale legge poiché essa è stata scritta guardando alle crisi finalziarie e non a quelle di carattere prettamente industriale. Del resto in Italia non esiste niente di paragonabile al famoso Chapter 11 che permette alle aziende americane di fallire e ripartire, per cui si tratterà di modificare la Marzano laddove prevede procedure troppo lente e modalità non utili a risolvere il rebus Alitalia.
Un piano industriale realistico e un iter legislativo che renda più facile la procedura concorsuale e il commissariamento della compagnia sono le condicio sine qua non per attirare capitali e costruire una compagine azionaria all’altezza dell’avventura. Carlo Toto ne farà parte conferendo, però, esclusivamente l’asset Air One, slot e flotta (presente e opzionata). Gli altri soci saranno invece imprenditori che diversificheranno rispetto al loro business, che apporteranno la loro immagine e che tutti insieme tireranno fuori una cifra tra i 700 e gli 800 milioni di euro ma ai quali sarà garantito un investimento remunerativo. Gli industriali in questione dovrebbero essere una decina. Solo quando tutto il lavoro “formale” sarà compiuto si discuterà degli esuberi che dovrebbero far capo a una bad company e usufruire degli strumenti già esistenti per la gestione delle crisi aziendali. Alla Bad Alitalia saranno conferiti, ovviamente, non solo dipendenti bensì anche attività giudicate non redditizie e una quota del debito della società madre.
Mettendo insieme diversi segnali sparsi dagli advisor nel corso di queste prime settimane di lavoro si può pensare che gli esuberi si agg

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