Milano – Il 12 maggio terminerà la seconda settimana mondiale della sicurezza stradale, un’iniziativa voluta dalle Nazioni Unite e dalla Commissione Europea per la mobilità e i trasporti. Sette giorni di riflessione e azione, nel corso dei quali enti pubblici e privati stanno coinvolgendo e sensibilizzando la cittadinanza verso questo problema.
In molte città italiane sono state organizzate manifestazioni, sfilate, passeggiate e pedalate che da vicino coinvolgono e spronano la cittadinanza a partecipare in maniera attiva alla promozione di sani principi di sicurezza stradale. Ma il senso civico, da solo non basta. Anche a livello istituzionale sono nati progetti importanti atti a risolvere il problema dalle cause.
Le Nazioni Unite hanno infatti stipulato un programma “United Nations Decade of Action for Road Safety” con il coinvolgimento di Iso, l’organismo che definisce gli standard internazionali, che ha appunto appena rilasciato una specifica norma, Iso 39001, che regola la gestione sicura del traffico stradale per affrontare i rischi professionali legati alla strada. Un nuovo standard internazionale creato per coloro che svolgono un ruolo di responsabilità nella gestione della sicurezza stradale che fornisce un quadro comune di riferimento basato sulle migliori pratiche di gestione per affrontare i rischi per la sicurezza stradale per le municipalità, per tutti gli operatori del traffico e gli utilizzatori della strada in genere.
<<Una norma quindi – spiega Luigi Brusamolino, amministratore delegato Bsi South Europeche mette in primo piano la sicurezza del cittadino comune, non solo del lavoratore della strada, e che rientra in quella nuova concezione di norme che vede tra i suoi obiettivi la societal security, ovvero il bene della comunità>>.
Adottando le best practice di gestione e dell’approccio strutturato definito dalla Iso 39001, le imprese e le aziende possono attivamente contribuire, compatibilmente con il loro ambito di influenza, al miglioramento della gestione del traffico, adeguandosi alle leggi vigenti contribuendo nel contempo ad un alto obiettivo per la società tutta: un minor numero di incidenti stradali.
Una ricerca internazionale promossa dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha registrato dati allarmanti. Oltre 1,3 milioni di morti sulle strade di tutto il mondo e oltre 50 milioni di incidenti gravi ogni anno. Gli incidenti stradali sono la maggiore causa di morte tra i giovani in età compresa tra i 10 e i 24 anni. Negli utlimi anni l’aumento di incidenti stradali mortali è stato del 65%; si stima che entro il 2030 questa sarà una delle prime 5 cause di morte a livello mondiale. Senza interventi mirati si stima che nel 2020 le morti causate da incidenti stradali saranno circa 1,9 milioni all’anno. Il 90% degli incidentri stradali colpisce i Paesi in via di sviluppo nonostante questi abbiano meno della metà della media dei veicoli degli altri. Il 46% dei feriti e dei morti sulle strade sono pedoni, ciclisti e motociclisti. Solo il 15% degli stati ha una normativa relativa a questi fattori di rischio: limiti di velocità, guida in stato di ebbrezza, utilizzo di casco e cinture, seggiolini per bambini.
Oltre alla perdita di vite umane e alla devastazione che causano in termini di danni alle attrezzature e alle strutture, gli incidenti stradali costano mediamente ogni anno ai vari Paesi tra l’1 e il 3% del Pil e nei Paesi in via di sviluppo si parla di 100 milardi di sterline (fonte Worldbank).

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