Roma  – Continua l’andamento negativo della produzione industriale. In aprile secondo i dati diffusi oggi dall’Istat l’indice destagionalizzato è diminuito dello 0,3% rispetto a marzo. L’indice di aprile è sceso così a 90,8 portandosi molto vicino a quota 90, che è il minimo toccato nel marzo 2009 al termine della caduta iniziata nel 2008. Non essendovi elementi per ritenere che la velocità di caduta della produzione industriale sia rallentata negli ultimi mesi, si può prevedere che in luglio l’indice scenderà sotto quota 90, portandosi ai livelli della seconda metà degli anni 80, cioè di 25 anni fa.
La contrazione della produzione industriale non interessa naturalmente nella stessa misura tutti i comparti. A fronte di una contrazione sul massimo ante-crisi (aprile 2008) del 25,1% per l’indice generale i dati di aprile mettono in luce che l’unico comparto che ha messo a segno un incremento di attività è quello dei prodotti farmaceutici (+2,1%). Il settore più penalizzato è invece quello della fabbricazione dei mezzi di trasporto (-41,4%) che risente non soltanto dell’andamento particolarmente negativo dell’economia, ma anche di un complesso di fattori di freno specifici che hanno colpito la domanda di autoveicoli nel nostro Paese ed in particolare il caro-carburanti, il caro-assicurazioni, le difficoltà del credito e una tassazione abnorme.
Settima contrazione consecutiva per il prodotto interno lordo che nel periodo gennaio-marzo 2013 accusa un calo dello 0,6% sul trimestre precedente e di ben l’8,7% rispetto ai livelli antecrisi (primo trimestre 2008). La caduta del Pil si era arrestata nel terzo trimestre 2009. Era poi iniziato un moderato recupero interrottosi nel terzo trimestre 2011 e seguito dalla nuova fase negativa che ha portato nel terzo trimestre 2012 il Pil al di sotto del minimo toccato nel 2009, fase negativa che sta continuando tuttora proiettando il prodotto interno lordo su base annua sui livelli dell’anno 2000 con un balzo indietro di ben 13 anni.
L’andamento a W del prodotto interno lordo appare particolarmente evidente ed emerge che il minimo toccato nella prima fase della crisi (la prima V del W) è stato ampiamente superato nella seconda fase (la seconda V).