Marchionne, ci vuole un piano Marshall

Marchionne, ci vuole un piano Marshall

Firenze – «La Fiat che ho conosciuto nel 2004 non esiste più. Fiat è cresciuta per sopravvivere, è uscita da un isolamento che l’avrebbe condannata. Dalle potenziali ceneri di un costruttore italiano è nato un gruppo automobilistico con un orizzonte globale. Meno di dieci anni fa era in profondo rosso, sull’orlo dell’estinzione, poi la scommessa sull’America Latina e la straordinaria avventura con Chrysler. Se oggi ci fosse ancora la Fiat di una volta avremmo già portato i libri in Tribunale da un pezzo».  Sergio Marchionne parla come sempre chiaro e forte. Lo fa  all'assemblea della Confindustria di Firenze.
Tre-quattro anni per riportare al pieno impiego tutti i lavoratori degli stabilimenti italiani, risolvere il problema della sovraccapacità produttiva e raggiungere finalmente il pareggio anche in Italia ed in Europa. Sergio Marchionne scommette sul futuro di Fabbrica Italia e parla anche delle sfide della crisi.  La Fiat non chiuderà stabilimenti in Italia, ha ribadito Marchionne, anche se sarebbe una scelta «facile e razionale per il drammatico crollo della domanda ed i problemi di sovraccapacità in Europa. C’è invece fiducia per l’Italia che nei prossimi 24 mesi porterà ad un significativo aumento dell’attività produttiva. Un percorso passato per Pomigliano, Grugliasco, e Melfi, mentre si lavora silenziosamente ma con determinazione per completare l’offerta di prodotti e rilanciare gli altri siti produttivi». L'a.d. di Fiat e Chrysler ha parlato agli imprenditori fiorentini per quaranta minuti. «Non da economista né tanto meno da politico». E' come industriale che si sofferma anche sulla crisi e sulle strade per il rilancio del Paese. Ricorda le parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano quando avverte che «stiamo vivendo in una fase di emergenza e nessuno può sottrarsi». Cita Oscar Wilde, Mark Twain, Roosevelt, Luigi Einaudi, Machiavelli. Sottolinea le colpe dell’Europa  e le responsabilità ripartite in Italia tra «chi ha governato e chi si è reso complice dell’inerzia. Serve una agenda di riforme per modernizzare il nostro Paese» ed invita alla coesione, ad un «grande sforzo collettivo, ad un patto sociale che permetta di cancellare opposizioni e divisioni». Al governo Marchionne chiede di agire: «Scegliete le cinque cose più importanti, quelle che possono veramente influire sulla vita delle persone. Datevi 90 giorni di tempo per realizzarle e poi passate alle cinque successive». Il messaggio più netto è per un «piano Marshall italiano, un piano di coesione nazionale per la ripresa economica. Tutti dobbiamo lavorare ad un grande piano di rilancio. Tra le priorità anche ridurre il carico fiscale diventato ormai insostenibile per i normali cittadini, ed eliminare le restrizioni per le imprese, come i vincoli imposti da una riforma del lavoro già in parte abortita. Ma la vera emergenza è l’occupazione. Dare lavoro deve diventare l’unico vero obiettivo per chiunque abbia davvero a cuore le sorti di questo Paese».

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