Torino – Fiat Industrial ha chiuso il secondo trimestre 2013 con un  utile netto in crescita del 30,7% a 340 milioni di euro. Il gruppo ha confermato i target 2013: ricavi in crescita tra 3 e 4%, incremento del margine della gestione ordinaria tra 7,5 e 8,3%, indebitamento netto industriale tra 1,4 e 1,6 miliardi di euro.
Fiat Industrial ha realizzato ricavi per 6,8 miliardi di euro, in aumento del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2012 (+5,4% a cambi costanti) effetto della crescita dei business delle macchine per l’agricoltura e dei motori che ha compensato le più difficili condizioni di mercato nei settori delle macchine per le costruzioni e dei veicoli industriali. 
I  ricavi del Gruppo nel secondo trimestre sono stati di 6,8 miliardi di euro (6,6 miliardi di euro nel secondo trimestre 2012), l’aumento delle vendite dei segmenti delle macchine per l’agricoltura e powertrain ha compensato il calo dei volumi delle macchine per le costruzioni e dei veicoli industriali.
Cnh, il settore macchine per l’agricoltura e le costruzioni, ha registrato ricavi di 4,4 miliardi di euro, in aumento del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2012 (+9,3% a cambi costanti). I ricavi delle macchine per l’agricoltura hanno registrato un incremento del 10,8%, grazie ai maggiori volumi, ai migliori prezzi e a un mix prodotto favorevole, quelli delle macchine per le costruzioni sono diminuiti dell’8,1% a causa delle difficili condizioni di mercato presenti nella maggior parte delle aree geografiche.
Iveco, settore dei veicoli industriali, ha registrato ricavidi 2,1 miliardi di euro, con una diminuzione del 5,6% rispetto al secondo trimestre del 2012 (-4,4%) per effetto di una domanda debole in Europa e in Russia, che è stata solo parzialmente compensata dalla crescita della domanda in America Latina. 
L’indebitamento netto industriale nel trimestre è diminuito di 263 milioni di euro a 2,27 miliardi di euro: la positiva performance operativa – sottolinea la società – ha più che compensato la distribuzione dei dividendi e il significativo livello di investimenti. La liquidità disponibile è salita a 5,3 miliardi di euro (5,1 miliardi di euro alla fine del primo trimestre).
Nella nota in cui annuncia i risultati, il Lingotto fa sapere che il primo passo nella fusione tra Cnh e Fiat Industrial è realizzato: da domani avrà effetto la fusione per incorporazione della società interamente controllata Fiat Netherlands Holding in Fiat Industrial.
Sul fronte sindacale si è appreso che la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Fiat contro la decisione della Corte di Appello di Potenza che, nel 2012, reintegrò tre operai della Sata di Melfi licenziati dopo che, durante uno sciopero interno notturno, bloccarono un carrello per il trasferimento di materiali a chi non scioperava.
La sentenza allarga il fossato tra le convinzioni dell'a.d. di Fiat Sergio Marchionne e le rese di posizione della Fiom che è l'unico sindacato a non aderire alla iniziative di nuove relazioni. Ieri Marchionne aveva detto che «Fiat potrebbe non investire più in Italia perché le condizioni industriali rimangono impossibili. I nuovi modelli Alfa Romeo potrebbero essere prodotti all’estero in quanto abbiamo le alternative necessarie per realizzarli ovunque nel mondo».
A Marchionne ha replicato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini intervistato da "Prima di tutto" su Radio 1. «Non sono d’accordo con Marchionne che ritiene che oggi sia impossibile fare impresa in Italia. Ci sono molte  imprese che in queste condizioni stanno continuando a investire, a crescere, a creare profitto e posti di lavoro. Questo nonostante le indubbie difficoltà. E’ chiaro che il tema è caldo, specie dopo la sentenza della Corte costituzionale su Fiom-Fiat. In questi mesi io e Marchionne abbiamo discusso più  volte di come migliorare le relazioni industriali. Diciamo spesso che in Italia c’è un eccesso di norme, e questo è proprio un caso in  cui bisogna intervenire con attenzione proprio perché le parti sociali sono sovrane. Noi abbiamo scelto di lasciare alle parti sociali la possibilità di trovare un accordo, cosa che sindacati e  Confindustria hanno fatto, in più i confederali hanno incontrato anche altre associazioni imprenditoriali proprio per trovare un equilibrio. Stiamo dando questa possibilità per poi trarre le conseguenze ed eventualmente intervenire sul piano legislativo, ma bisogna intervenire con attenzione».