Milano – I numeri del mercato dell’auto elettrica, pur a fronte di un’offerta di modelli in crescita, restano marginali a livello mondiale, frenati dagli elevati costi di acquisto, dalla ridotta capacità di spesa degli automobilisti e dalla carenza di infrastrutture. Si diffondono modalità di trasporto alternative, più ecofriendly ed economiche: cresce il car sharing e aumentano le zone a traffico a limitato. In generale, la crescita dei sistemi di propulsione alternativi è continua, ma lenta, e resta aperta la battaglia tra le diverse tecnologie per la conquista del mercato dell’auto del futuro.
Sono questi i principali trend che emergono dall’analisi  condotta a livello europeo dalla società globale di consulenza aziendale AlixPartners sul tema “Quali prospettive di sviluppo per la mobilità sostenibile e per l’auto elettrica”, i cui risultati saranno illustrati oggi pomeriggio da Giacomo Mori, director di AlixPartners in Italia, nel corso della manifestazione “Missione Mobilità”, promossa a da Amoer, Associazione per una mobilità equa e responsabile.
La continua crescita delle aree metropolitane a livello nazionale ed europeo ha determinato l’inserimento nell’agenda politica locale e nazionale di tematiche connesse alla riduzione delle emissioni inquinanti e a nuove soluzioni di mobilità eco-sostenibile. In Italia, contestualmente alle scelte in favore della tutela dell’ambiente, si è registrato un boom delle vendite di biciclette, una crescita delle piste ciclabili e lo sviluppo di forme di mobilità alternativa come car pooling e car sharing.
Secondo lo studio di AlixPartners, negli ultimi anni tra le forme di mobilità eco-friendly, il car sharing ha vissuto in molti Paesi una continua crescita: in Germania la formula della condivisione dell’auto coinvolge quasi 200.000 utenti per oltre 5.500 vetture. In Europa a fine 2012 si sono serviti di questa variante dell’autonoleggio 800mila automobilisti che hanno condiviso 22.000 vetture e si stima che nel 2020 gli utenti raggiungeranno i 15 milioni e le vetture coinvolte saranno 240.000.
In Italia il car sharing, in tre anni, ha visto una graduale, ma lenta crescita, che lo ha portato dai 17.900 utenti del 2009 ai 22.700 del 2011 e dai 6,1 (2009) ai 7,4 (2009) milioni di km percorsi. La stabile crescita dell’utilizzo di forme di mobilità urbana “eco-friendly” nel nostro Paese è anche determinata da un altro dato: anche per la particolare configurazione dei nostri centri storici, siamo il Paese con il maggior numero di città, ben 103, dotate di zone a traffico limitato; in Germania sono solo 43, nei Pesi Bassi 14, in Gran Bretagna 13, in Francia 6, in Belgio e Danimarca 3.
Il futuro della mobilità su quattro ruote resta incerto, così come il destino delle singole tecnologie utilizzate. La pressione normativa sulla riduzione delle emissioni di CO2 sta convergendo a livello internazionale, e per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, i costruttori dovranno aumentare i costi di fabbricazione dei veicoli e, al contempo, ridurre peso e dimensioni degli stessi. Secondo lo studio AlixPartners, in particolare i costi aggiuntivi medi per passare da 130g/km a 95 g/km (obiettivo fissato in Europa per il 2020) potranno variare tra i 600 e i 1.200 euro per veicolo, a seconda delle tecnologie adottate.
Tutti i costruttori hanno mostrato interesse per l’alimentazione elettrica, introducendo o annunciando prodotti di mobilità basati su questa propulsione. A frenare lo sviluppo di questo mercato è stata finora la domanda di spesa non in linea con i prodotti disponibili. La differenza di costo tra una vettura elettrica come l’Opel Ampera (listino modello base 46.000 euro, prima del recente annuncio della riduzione del prezzo) e una vettura del segmento D a benzina Euro 5 (prezzo medio netto 24.300 euro) resta ancora significativa (43%). A fronte di ciò, il 62,4% degli automobilisti non è disponibile a spendere più di 15.000 euro per una nuova vettura elettrica e solo il 18% ha una propensione alla spesa che supera i 20.000 euro.
E’ questa una delle chiavi di lettura dei numeri inferiori alle ottimistiche aspettative della prima ora: in Francia nel 2012 sono state immatricolate 6.067 auto a batteria, in Norvegia 3.883, in Germania 1.294. Numeri da capogiro, se si pensa alle complessive 524 vetture elettriche messe su strada in Italia nel 2012,  l’80% delle quali peraltro acquistato da società di noleggio.
<<Abbiamo assistito negli ultimi anni a un’offerta crescente di auto elettriche da parte dei costruttori accompagnata da previsioni di vendita molto ottimistiche, spinte dalle norme e regolamenti anti-inquinamento sempre più restrittivi. La realtà è che oggi il mercato tutto-elettrico è del tutto marginale – commenta Giacomo MoriCertamente le condizioni economiche sfavorevoli in Europa hanno rallentato la diffusione dell’auto elettrica, che implica un costo maggiore rispetto all’auto a benzina. Ma anche altre barriere, come il tempo di ricarica delle batterie, la mancanza di infrastrutture, l'autonomia ancora piuttosto bassa, hanno contribuito a limitare il decollo di questo mercato. In assenza di incentivi e interventi pubblici nelle infrastrutture, l’auto elettrica tarderà a diffondersi, per contro il motore a benzina è diventato più efficiente e green e sarà ancora a lungo la soluzione migliore>>.
<<Tante amministrazioni comunali – sottolinea Pierluigi Bonora, presidente di Amoerhanno fatto dell’auto elettrica una sorta di bandiera di una mobilità diversa e a emissioni zero. Tutto giusto, quando si parla di aria più pulita e di tutelare la salute della popolazione. L’auto elettrica esiste (da tempo) e la tecnologia delle batterie continua a progredire a beneficio dell’autonomia, cioè della percorrenza chilometrica, e dello spazio a disposizione dei passeggeri. A sentire parlare tanti sindaci e assessori, però, a regnare è spesso la più completa disinformazione. Insomma, questi amministratori pensano che con un colpo di bacchetta magica si arriverebbe alla salutare “scossa” alla viabilità. Rimangono, invece, ancora tanti problemi da risolvere, a partire da una politica governativa ed europea di sostegno (i costi si presentano ancora elevati) e dalle infrastrutture che continuano a scarseggiare. Una diffusione di massa dell’auto elettrica dipende dalla soluzione, rapida, di questi problemi. Ancora una volta, comunque, l’industria dell’auto ha anticipato le istituzioni. Per i costruttori è tutto pronto. E’ un peccato che l’auto elettrica venga costantemente strumentalizzata politicamente. Di voti ne porta. E poi? Ci si dia dare fare con provvedimenti ad hoc invece di continuare a fare promesse difficili da mantenere>>.

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