Milano – Tema generale la reciproca presa di contatto e conoscenza e una possibile istituzionalizzazione dei contatti in relazione alle attività delle due organizzazioni e ad incontri anche con aziende del comparto di particolare importanza. Sono stati questi gli argomenti trattati nell’incontro tra l’Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), rappresentata dal presidente Roberto Vavassori, e una delegazione dei giornalisti che fanno parte della Compagnia dell’Automobile.
Presentando l’Anfia Vavassori ne ha definito l’importanza e le attuali caratteristiche ricordando che l’associazione è una delle <<trade association chiave di Confindustria>> e rappresenta da oltre 100 anni l’intera filiera dell’automotive con oltre 220 aziende associate alle quali offre servizi, consulenze e relazioni con istituzioni nazionali e internazionali per sostenerne ed accrescerne la competitività. Nell’attuale situazione di crisi del settore, Anfia si pone pertanto come primo compito quello di <<convincere le istituzioni a lavorare su politiche per l’auto>> partendo dalla considerazione che la produzione di auto in Italia è passata da 1.200.000 unità nel 2001 a meno di 400.000 nel 2012, con tutto quello che comporta per la filiera che non è più tributaria dell’industria nazionale. Ha lamentato con forza e valide argomentazioni come nel nostro Paese manchino le condizioni per produrre. Significativo invece il caso dell’Inghilterra che, pur non possedendo in pratica un’industria nazionale, produce circa un milione e mezzo di auto all’anno.
Ai politici viene rimproverato di non comprendere come dovuto l’importanza della ricerca in questo settore e questo anche per la presenza di centri di potere e decisionali scoordinati tra loro. Altro pesantissimo freno allo sviluppo industriale è il costo dell’energia che penalizza le aziende italiane nei confronti di quelle straniere e che, insieme ad altre concause, costituisce una spinta alla delocalizzazione dei nuovi investimenti produttivi. Vavassori ha denunciato, con il pragmatismo che gli viene dalla personale formazione professionale e dalle dirette responsabilità aziendali,  come attualmente gli aiuti alle imprese abbiano più carattere finanziario che industriale.
Anche nel caso della “green energy” è esemplare in negativo il caso della Puglia dove è dislocato il 40% degli investimenti sul fotovoltaico con criteri che nulla hanno di reale supporto alle aziende. Si pone inoltre in termini sempre più evidenti la dimensione stessa delle aziende italiane del settore ormai troppo piccole per le dimensioni internazionali dei mercati e per la concorrenza straniera.
Su queste considerazioni di base Anfia si è attivata a proporre al ministero dello Sviluppo Economico la creazione di una Consulta (sul tipo dei “Council” anglosassoni), partecipata anche da altre organizzazioni di settore, con il compito di non attendere gli “inviti” delle istituzioni, ma di proporsi come organo permanente di consultazione e di proposta con le istituzioni più direttamente interessate, tra cui il ministero dello Sviluppo Economico, dell’Istruzione, Università e Ricerca, dei Trasporti, inclusa la Motorizzazione Civile, e la Conferenza delle Regioni.
Nell’ambito della Consulta, Anfia si impegnerà in misura prioritaria per la messa in opera di una serie di politiche industriali ben definite, in grado di generare, a cascata, effetti positivi anche sul mercato. In attesa di interventi concreti a questo livello, tra le proposte di possibile e rapida implementazione c’è quella relativa alle flotte aziendali, la cui fiscalità, ad oggi fonte di distorsioni nella concorrenza con gli altri Paesi, deve essere armonizzata con  quelle europee, più favorevoli.
Esemplificativo di un caso altrettanto importante e sul quale occorre intervenire è quello dei rimorchi per i quali il semplice allungamento di un metro consentirebbe un rilancio del settore, lo svecchiamento del parco, l’abbassamento dei costi dei trasporti e assicurativi ed altri benefici relativi al traffico.
Lo stesso vale, sul fronte più propriamente industriale, per la creazione delle Corti uniche per i Brevetti nell’UE 27, che dovrebbero essere tre, al massimo quattro in Europa, in modo da non obbligare a ricorsi plurimi in vari paesi, inutili costi e tempi lunghissimi.
Quanto al ritorno di un Salone dell’auto in Italia quale elemento propulsivo del mercato Vavassori ha dichiarato la sua personale posizione positiva, da ricercare però in una nuova concezione delle manifestazioni del genere secondo più moderne modalità della comunicazione, del coinvolgimento della città prescelta come avviene per altri settori (moda, mobile) e con molta attenzione alla collocazione dell’evento nel calendario europeo che, oggi bloccato su Ginevra, Francoforte e Parigi, esclude inspiegabilmente l’Italia. Su questo tema la Compagnia dell’Automobile è in posizione molto attiva da oltre un anno.
Vavassori ha portato le sue personali osservazioni e la posizione dell’Anfia su altri argomenti che saranno discussi a tutti i livelli e anche riorganizzando dall’interno la struttura stessa dell’Anfia; si procederà infatti a ridurre a 3 (componentistica – carrozzerie, progettazione ed engineering veicolistica) gli attuali 9 gruppi di specializzazione con evidenti vantaggi in tema di rapidità decisionale e di elaborazione di proposte.