Roma – Dalle reiterate indiscrezioni circolate negli ultimi giorni sul piano messo a punto dall’advisor Intesa per il salvataggio di Alitalia, pare proprio confermata l’ipotesi che i contorni della “nuova Alitalia” siano già stati definiti e in larga parte siano condivisi dal Governo.
Si parla ancora di un piano stile “lacrime e sangue” che prevede 4-5 mila esuberi e probabili esternalizzazioni per arrivare quasi al dimezzamento dell’attuale forza lavoro della Magliana, più un pacchetto di prepensionamenti e cassa integrazione straordinaria. Nuovo sarà anche il contratto di lavoro di piloti, hostess e steward che verranno salvati dalla scure.
E proprio il pesante impatto sociale del progetto di ristrutturazione sta facendo maturare nel Governo il convincimento di rinviare ai primi di Settembre lo showdown con i sindacati. Ma la motivazione non è puramente “opportunistica” o non solo: per il rilancio della Magliana occorre un intervento decisivo sul piano normativo che comprenda alcune modifiche alla legge Marzano sull’amministrazione straordinaria. Meglio sedersi al tavolo delle trattative, che si preannunciano serrate e cruente sul fronte scioperi, con le idee ben chiare e i “fatti che parlano”.
I tecnici legislativi dei ministeri interessati (lo Sviluppo economico di Claudio Scajola, il Tesoro di Giulio Tremonti, ma anche il Welfare di Maurizio Sacconi e Palazzo Chigi) pensano a una norma che renda più celere il ricorso all’amministrazione straordinaria evitando il rischio che i debiti (Alitalia ne è oberata) possano trasferirsi sui nuovi soci, compromettendo il progetto di rilancio.
La fusione con Air One e Volare (ma non viene esclusa a priori anche una successiva integrazione con Meridiana), creerà un gruppo che affiderà al marchio Alitalia (bocciata l’ipotesi di un brand diverso) i voli di medio e lungo raggio da Fiumicino, mentre la compagnia oggi guidata da Carlo Toto potrebbe accentuare la presenza sullo scalo milanese, alimentato da una snella rete di collegamenti col resto d’Italia. Di fronte alle possibili obiezioni dell’Antitrust di Antonio Catricalà per l’eccessiva concentrazione di voli lungo le rotte Roma-Milano e Roma-Catania, la nuova Alitalia potrebbe rinunciare agli slot di Catania, mentre si difenderà sulla Roma-Milano “forte” della concorrenza che a partire dal 2011 le faranno i treni che viaggeranno sull’alta velocità a 300 chilometri all’ora.
Novità in arrivo anche per Malpensa, da dove partiranno nuovi collegamenti per New York e ripristinati quelli con la Cina. Resterebbero a Fiumicino gli altri collegamenti di lungo raggio, comprese America Latina e India. La flotta di “Alitalia 2” sarà ridotta rispetto ad oggi (circa 150 aerei) ma più competitiva e con pochi anni di servizio sulle spalle: verranno progressivamente dismessi dei vecchi divoratori di kerosene, come gli Md 80 per il breve-medio raggio, sostituiti dalla serie 321 di Airbus, mentre sul lungo raggio si punterà sul leasing dei Boeing 767 e 777 e successivamente sul nuovo modello 787.
Quanto alla cordata italiana, sembra che questa includa tre le fasce di soci delle newco, non ancora del tutto definite: una prima (Intesa-Sanpaolo, Benetton, Ligresti e probabilmente anche Colaninno, che tuttavia non ha ancora sciolto tutte le riserve) con un impegno di 100 milioni a testa; una seconda (tra cui Fossati e Gavio) con 50 milioni; una terza, infine, con un pacchetto complessivo di 100 milioni alla quale dovrebbe contribuire anche Marco Tronchetti Provera e il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. L’obiettivo di raggiungere i 700-750 milioni per lo start-up dovrebbe essere raggiunto. A questi va aggiunto il conferimento della flotta da parte di Air One (250 milioni).
Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola ha commentato positivamente le indiscrezioni trapellate sulla stampa nazionale affermando: <<Credo che si sia vicini ad una conclusione che potrà rilanciare una compagnia a capitale italiano significativa, utile per il rilancio di un Paese che non dimentichiamolo è una delle grandi potenze mondiali>>.
Tuttavia il ministro non dice niente sui dettagli dell’operazione, e a una domanda sull’eventualità del commissariamento della compagnia, risponde semplicemente: <<Gli strumenti devono essere definiti, e quando qualcuno lavora bisogna lasciarlo lavorare in silenzio e rispettando il suo lavoro. Alitalia  è un problema da tanti e tanti anni. Un problema che è stato sottovalutato e che si è incancrenito. E’ un problema che stava per avere una soluzione da noi non condivisa, e cioè di fatto la svendita alla Francia di una compagnia che è molto utile per l’economia italiana e per il turismo italiano>>. In sostanza tutto fatto ma molto ancora da fare… (ore 11:00)

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