General Motors accusata di 303 morti dovuti ad airbag difettosi

General Motors accusata di 303 morti dovuti ad airbag difettosi

New York – La notizia è di quelle da far tremare qualsiasi azienda. In questo caso si parla della più grande Casa automobilistica americana. Già indagata qualche giorno fa dalla giustizia statunitense per almeno 13 incidenti mortali dovuti a presunti mancati controlli preventivi, secondo uno studio commissionato dal Center for Auto Safety, General Motors sarebbe “accusata” di almeno 303 persone morte per il malfunzionamento degli airbag su due dei suoi modelli prodotti.
Lo studio sostiene che, nel periodo 2003-2012, 303 automobilisti sono deceduti in incidenti stradali a causa di una mancata apertura degli airbag in scontri anteriori e laterali. I modelli sotto accusa sono la Chevrolet Cobalt prodotta dal 2005 al 2007 e la Saturn Ion del periodo 2003-2007, entrambi venduti solo sul mercato nordamericano.
L'accusa agli ex vertici del gruppo è di aver omesso l'esistenza di problemi sulle proprie auto e di non aver posto rimedio ai difetti. A far assumere alla vicenda i contorni dello scandalo, però, è una serie di lettere inviate dal Center for Auto Safety all’a.d. di General Motors, Mary T. Barra, e a David J. Friedman, amministratore della National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), l’agenzia governativa che si occupa della sicurezza stradale.
L’associazione dei consumatori accusa l’NHTSA di non aver controllato e investigato sulla vicenda degli airbag difettosi nonostante la possibilità di indagine attraverso un’azione definita Special Crash Investigations (SCI). Mary T. Barra e il gruppo GM vengono invece accusati di <<non aver effettuato i necessari richiami e le modifiche volte a garantire la sicurezza negli ultimi 10 anni>>.
Non solo. Il Center for Auto Safety paragona il caso della Chevrolet Cobalt 2005-2007 a quello della Ford Pinto, compatta degli anni ‘70 famosa per i problemi di incendio al serbatoio.
Le pesanti accuse del Center for Auto Safety sono ancora in attesa di risposta da parte dell’NHTSA. Già fra il 2004 e il 2007 l’agenzia avrebbe rilevato un elevato numero di incidenti mortali legati al mancato funzionamento degli airbag anteriori dei veicoli sotto accusa, che però non avrebbe però portato alle necessarie azioni correttive né a un richiamo dei modelli difettosi.
L’associazione dei consumatori affonda il colpo sostenendo che <<lo stato di bancarotta in cui versava il gruppo (GM, ndr) non è una scusante per non aver avviato richiami e soluzioni al problema nell’arco di 10 anni. Il gruppo GM crei un fondo per le vittime della sicurezza utilizzando almeno 1 miliardo di dollari dei 49 miliardi pagati dai contribuenti statunitensi per salvarlo dalla bancarotta>>.
Al momento il colosso americano si limita a confutare i dati tratti da un database chiamato “Fatality Analysis Reporting System”. Il portavoce del gruppo, Greg Martin, replica che <<senza un’analisi rigorosa dei dati le conclusioni raggiunte sono solo ipotesi>>, aggiungendo che proseguono i controlli e le analisi interne all’azienda per garantire <<sicurezza e tranquillità ai clienti>>.

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