Roma – Dal primo, originale, antifurto satellitare Viasat di strada ne è stata fatta parecchia. Oltre 25 anni durante i quali la telematica satellitare ha fatto passi da gigante pur mantenendo un perimetro di mercato praticamente ancora sottostimato e non ancora maturo rispetto ai volumi potenziali. In tutto questo, l’Italia ha dimostrato di possedere eccellenze di primo piano dal punto di vista tecnologico, ritagliandosi un ruolo da apripista in questo campo sul piano internazionale. Solo per citare l’esperienza di Viasat, leader nel mercato Lbs (Local Based Services), parliamo di un parco circolante a livello europeo di 500 mila veicoli: oltre 400.000 privati o aziendali e più di 90.000 satellizzati in Europa e in 20 Paesi in via di sviluppo tra flotte aziendali, veicoli commerciali, gru per movimentazione container, macchine da cantiere e agricole, ecc. Nei prossimi anni assisteremo a uno sviluppo esponenziale di questi sistemi infotelematici che cambieranno radicalmente il paradigma della mobilità dei mezzi e delle merci.
E’ importante, però, definire il perimetro dei dispositivi satellitari che, a differenza di quanto sostenuto da molti, non sono tutti uguali. E’ un po’ come ritenere che un telefono cellulare economico, con limitate funzionalità, sia la stessa cosa di uno smartphone di ultima generazione iPhone o Samsung. Per usare una metafora automobilistica, nessuno crederebbe a chi sostenesse che guidare una Smart sia la stessa cosa di guidare una Ferrari. Ciò non toglie che un’utilitaria possa avere delle caratteristiche, ad esempio il prezzo, che ben si adattino alle esigenze di una vasta platea di consumatori.

Antifurto satellitare, Scatola Nera ed eCall
I dispositivi telematici satellitari, spesso identificati con quella brutta definizione di “scatola nera”, seguono un po’ le stesso logiche. Gli antifurti satellitari, antesignani delle diverse tipologie di soluzioni oggi in circolazione, avevano lo scopo fondamentale di proteggere il veicolo dal furto e, nel caso, questo avvenisse, consentire un rapido e puntuale ritrovamento, grazie alla localizzazione satellitare. Nel tempo si sono evoluti, affiancando alle tradizionali funzionalità di protezione, altri servizi di assistenza e sicurezza per l’automobilista, in particolare gli allarmi automatici e geolocalizzati in caso d’incidente verso la Centrale Operativa che permettono d’inviare soccorsi tempestivi sul posto, anche se la persona non è in grado, per qualsiasi ragione, di comunicare e chiedere aiuto. Un’applicazione in linea con le direttive dell'Unione Europea che, come noto, intende rendere obbligatorio sulle auto di nuova immatricolazione il sistema eCall per la chiamata automatica al numero unico di emergenza europeo 112, entro ottobre 2015 (Direttiva Europea 2002/22/EC del 7 marzo 2002). Un sistema che ha l’obiettivo di garantire la sicurezza ai cittadini, in caso d’incidente, comunicando ai servizi di emergenza l'ubicazione del veicolo anche se il conducente è incosciente.

BlackBox assicurative
Inoltre, la telematica ha reso possibile l’elaborazione dei dati registrati dagli apparati di bordo, nel rispetto doveroso e rigoroso delle norme a tutela della Privacy dei cittadini, per fornire informazioni utili per determinare la tipologia di utilizzo del veicolo, lo stile di guida e la ricostruzione dinamica dell’incidente. Da qui l’interesse di molte compagnie assicurative a utilizzare questi sistemi per configurare proposte di polizze più tagliate sui profili degli automobilisti (le famose formule ”Pay per use” o “Pay as you drive”) e, obiettivo non secondario, contrastare l’annoso fenomeno delle frodi. Nascono così le cosiddette “blackbox assicurative”, installate a bordo del veicolo e proposte dalla compagnia assicurativa al proprio cliente, secondo un principio molto semplice: se installi questo dispositivo satellitare, ti riconosco uno sconto significativo sulla tua polizza. Negli ultimi anni l'adozione di soluzioni telematiche da parte delle compagnie assicurative rappresenta un processo fortemente in crescita con un modello di business efficace per ridurre il rischio e le frodi, nonché formulare polizze su misura del cliente, anche in ottica di risparmio e maggiore sicurezza.
A questo punto vale la pena ricordare anche lo stato dell’arte sulla questione della portabilità e interoperabilità dei dispositivi telematici satellitari di bordo, aspetto sicuramente importante per lo sviluppo di questo mercato. Il DL Liberalizzazioni (Decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1), poi convertito nella legge 24 marzo 2012 n. 27, ha cercato di fissare le premesse per una regolamentazione di questo settore, affidata a un decreto attuativo, mai attuato e atteso ormai da quasi due anni e mezzo. Come si può immaginare, qui la partita è tutta politica, non è un problema di dispositivi o di tecnologia, ma di volontà e di conoscenza della materia. Non dobbiamo dimenticare che i dispositivi satellitari non servono solo a dare la posizione del veicolo, ma rappresentano il terminale di un complesso sistema infotelematico necessario per poter erogare servizi affidabili e utili a diversi livelli, inclusa la gestione efficiente delle attività di trasporto merci e persone. Si sta combattendo una battaglia culturale fondamentale su questi temi per vincere la sfida competitiva che ci attende nei prossimi anni. Investire maggiormente nella formazione potrebbe essere estremamente utile per fare uno scatto in avanti tutti insieme.

Guardare al passato per scrivere il futuro
In conclusione, come detto in apertura, il mercato delle soluzioni telematiche satellitari è indubbiamente una grande opportunità per lo sviluppo e l’innovazione del nostro Paese con tutti i benefici che ne potrebbero derivare in termini di crescita economica, di competenze professionali e, quindi, occupazionali. L’Italia sarà protagonista di questo cambiamento epocale? Ci auguriamo che non si ripetano gli errori del passato, come è accaduto nell’informatica, quando l’esperienza vincente dei precursori nazionali di quella rivoluzione (Olivetti in primis) è stata dispersa per scelte strategiche malauguratamente miopi.