29 gennaio 1886: Carl Benz ottiene il brevetto n. 37435. Nasce la prima vettura a motore. Si tratta, in realtà, di una sorta di triciclo a motore poiché per la prima “vera” automobile di concezione moderna, bisognerà aspettare il Salone di Parigi del 1901, in cui viene presentata la “Mercedes 1901” (chiamata così in onore della moglie del ricco imprenditore che aveva commissionato a Carl Benz, dopo aver visto il “triciclo” a motore, il primo automezzo). La vettura era dotata di un motore a quattro cilindri della potenza di 35 cavalli e di un telaio costituito da grossi longaroni di ferro, che assicuravano una resistenza ed una solidità molto maggiore rispetto a quelli fino ad allora in uso. Caratteristiche e dimensioni del motore, naturalmente, si evolsero col passare degli anni, ma fino al 1904 una caratteristica rimase immutata sulle vetture: il cambio manuale. I tentativi per ottenere un mezzo di locomozione sempre più efficace proseguirono nel corso degli anni e riguardarono ogni parte delle prime rudimentali automobili. Nel 1904 T.J. Sturtevant dello Sturtevant Mill Company, un inventore acuto e “progressista” a suo modo, brevettò la “Sturtevant Automatic Tourer”, una vettura da turismo a sette posti in cui appariva la prima rudimentale versione del cambio automatico. In realtà, si trattava di una scatola di ingranaggi semiautomatica a tre velocità che consentiva di passare, senza alcuno sforzo fisico, da un rapporto all’altro utilizzando un sistema di frizioni centrifughe. L’automobile rimase in produzione dal 1904 al 1908, sebbene avesse un costo davvero notevole per l’epoca, ben 5.000 dollari. Il 1904, quindi, segna l’avvento della trasmissione automatica, anche se la prima vera automatica, fa la sua comparsa solo nel 1940 con la Oldsmobile che montava un cambio Gm Hidramatic. Con il termine “automatico” s’intende quel sistema di cambio marce che non richiede l’intervento del guidatore né sul pedale della frizione (che quindi viene eliminato), né sulla leva del cambio (sostituita da un altro selettore con funzioni “elementari”: avanti, indietro, parcheggio). 1904-2004: nei cento anni intercorsi dall’introduzione della trasmissione automatica, il progresso in questo campo ha fatto passi da gigante, anche se la diffusione del cambio automatico è ancora oggi piuttosto ridotta in Italia. Gli italiani, infatti, guardano ancora con una sorta di diffidenza alle trasmissioni automatiche, ritenendo, per la maggior parte, che il cambio automatico tolga all’automobilista il piacere di sentirsi “padrone della propria vettura”. Un esempio di vero e proprio amore per le vetture automatiche, viene dagli Stati Uniti, dove la maggior parte degli automobilisti un’auto con la frizione non la saprebbe neppure guidare. Sebbene, ultimamente, la vendita delle automatiche nel nostro Paese sia in lieve crescita, essendosi attestata intorno alle 85.000 unità vendute, la fetta di mercato conquistata da questa tipologia di auto è ancora decisamente ristretta (solo il 5%). Nonostante ciò, il traffico sempre più caotico, unito alle importanti innovazioni tecnologiche dei nuovi cambi automatici, ha modificato e ottimizzato l’immagine delle moderne trasmissioni automatiche tanto da fare breccia nel nostro Paese, persino nelle versioni più sportive delle marche più prestigiose. Ad essere maggiormente apprezzate dal pubblico sono le evoluzioni degli automatici classici, quelli dotati di convertitore di coppia e di trasmissioni “continue” con comandi robotizzati per i cambi meccanici. Gli automatismi di oggi non solo liberano dalla schiavitù della frizione, ma somigliando, almeno a livello concettuale, ai cambi utilizzati in Formula 1, si avvicinano molto al funzionamento della trasmissione cui siamo abituati, e dunque non necessitano di adattamenti dello stile di guida, motivo che li rende apprezzabili dagli automobilisti. Precursore del comune sentire è stata la Ferrari – con il progetto che si deve al genio di John Barnard – che ha ideato per le sue