Parigi – Una delle icone dell’automobilismo mondiale compie, pur essendo fuori produzione da 18 anni, 60 anni.
E già, la 2CV di Citroen che ha fatto sognare intere generazioni è una di quelle vetture, come del resto il Maggiolino o il mitico“Cinquino” che hanno fatto sognare intere generazioni.
Nel maggio del 1936, Boulanger da il via al programma T.P.V. (Très Petite Voiture), basandosi su alcuni studi di forma eseguiti l’anno precedente da Flaminio Bertoni. La direzione del progetto viene affidata allo stesso Bertoni per la parte estetica ed a André Lefèbvre per quella meccanica.
Le disposizioni di Boulanger sono semplici e, nel contempo, rivoluzionarie. La nuova vettura, di concezione particolarmente economica, dovrà essere in grado di trasportare “quattro passeggeri ed un sacco di patate a 60 chilometri all’ora con un consumo di tre litri per cento chilometri. Le sospensioni dovranno permettere l’attraversamento di un campo arato con un paniere di uova senza romperle e la vettura deve essere concepita in modo semplice per permettere ai contadini di utilizzarla”. Boulanger pretese, inoltre, che fosse possibile entrare a bordo con il cappello in testa. Per questo, forse,  al suo esordio, al salone di Parigi nel 1948, la 2Cv presentava un aspetto quanto meno curioso: un solo faro, niente starter, motore di 400cc raffreddato ad aria; come la definì l’ideatore , Pierre Jules Boulanger, sembrava “un ombrello con le ruote”, ma in grado di rispettare i due vincoli di progetto originali: costava poco (pesando meno di 300 chili era tassata come “quadriciclo a motore”) e rispettava tutti gli altri parametri richiesti.
L’accoglienza della stampa fu fredda ed in alcuni casi la 2CV fu addirittura derisa. Con grande scorno per i giornalisti invece, l’auto divenne da subito un bestseller presso il ceto medio che poté anch’esso fruire di un mezzo di trasporto proprio.
Per avere un’idea del successo enorme riscosso dalla 2CV, basti pensare che, dopo pochi mesi dalla sua presentazione, si crearono liste d’attesa di ben tre anni e che, nel 1950, la produzione passò dalle originarie 4 a ben 400 unità al giorno.
Il primo modello di Citroën 2CV importato in Italia negli anni Cinquanta.
Le principali attrattive della 2CV erano il prezzo d’acquisto (costava la metà di un Maggiolino), gli irrisori costi di gestione e la capacità di adattarsi a qualunque tipo di fondo stradale: grande tenuta di strada sull’asfalto e un eccellente comportamento sui percorsi accidentati. Le quattro porte, il tetto apribile ed il capiente bagagliaio, consentito dalla posizione anteriore del motore, le conferivano una versatilità veramente unica.
Nei successivi 42 anni ininterrotti di produzione la 2CV ha subito centinaia di piccoli aggiornamenti che non hanno però modificato la sostanza del progetto originale. Vennero costruite anche diverse versioni speciali della 2CV, tra cui due coupé, denominate Dagonet e Bijou, una 2CV Sahara a trazione integrale e dotata di doppio motore (anteriore e posteriore), realizzata per l’esercito coloniale in Algeria e Marocco.
Per celebrarne adeguatamente il compleanno è stata allestita una speciale mostra alla Città delle Scienze e dell’Industria di Parigi, che parte da uno degli unici cinque prototipi pre-serie del 1939 ancora esistenti per poi illustrare tutti i vari modelli e incarnazioni (in primis la versione furgoncino e la “Sahara”, ma identica meccanica – e sospensioni – possedevano le Ami e successivamente la Dyane, con la quale convisse fino alla pensione).
La Citroen ne vendette “solo” cinque milioni di esemplari, ma dato l’entusiastico mercato dell’usato – era un veicolo dalla meccanica semplice e praticamente indistruttibile – il numero di coloro che ne hanno posseduto una è molto più elevato. (ore 17:00)