Valencia – Il Gran Premio d’Europa è  il cinquecentesimo per la Lotus, tornata quest’anno alle corse. Per festeggiare l’occasione Clive Chapman, figlio del grande Colin, fondatore del marchio e leggenda del mondo delle corse, ha fatto un’apparizione nella pit lane del circuito cittadino andaluso con una Type 12 del 1957, affiancata dall’attuale T127 di Jarno Trulli e Heikki Kovalainen.
Nel 1958 Anthony Colin Bruce Chapman ha appena 30 anni quando al GP di Monaco debutta la sua prima F.1: é il modello “16” con un motore anteriore, un Climax non troppo potente e non in grado di rendere competitiva la vettura che comunque si segnala per il telaio validissimo. Il “genio” di Chapman si intuisce senza difficoltà: E’ del 1960 la Lotus 18 a motore posteriore. Se é merito di Cooper l’invenzione del motore posteriore, a Chapman va attribuita la capacità di avere sfruttato al meglio l’idea. Nel 1960 arriva la prima vittoria, con Stirling Moss alla guida di una Lotus-Climax del Team Walker. Nel 1963 il primo titolo mondiale con Jim Clark, che vincerà ancora nel 1965. Nel 1968 é la volta di Graham Hill, prima vittoria del motore Ford Cosworth. Poi nel 1970 Jochen Rindt, morto a Monza prima della fine del campionato, nel 1972 un giovanissimo Emerson Fittipaldi ed infine nel 1978 Mario Andretti. L’ultima vittoria di una Lotus con Chapman vivente risale al GP Austria 1982 con il nostro Elio De Angelis, mentre l’ultimo GP vinto dopo la morte del fondatore è stato quello degli Usa con Ayrton Senna.
L’origine del nome Lotus non è mai stata chiarita ma si pensa che Chapman lo abbia scelto in onore della moglie Hazel, così affettuosamente soprannominata. Il Team Lotus rimane uno dei più vincenti di sempre, con sette titoli mondiali costruttori ed i sei piloti, e ad esso vanno attribuiti i meriti delle più grandi rivoluzioni tecniche della Formula 1: il telaio monoscocca (Lotus 25), il motore con funzione portante (Lotus 49), i radiatori laterali (Lotus 72), lo sfruttamento dell’effetto suolo (Lotus 78 e 79), le sospensioni attive (Lotus 92). La Lotus fu inoltre tra i primissimi costruttori a sperimentare l’utilizzo dei materiali compositi e anche la prima e unica squadra a portare sulla griglia di partenza una vettura con propulsione a turbina e quattro ruote motrici (Lotus 56) con cui dominò l’edizione 1968 della 500 Miglia di Indianapolis fino a pochi giri dal termine, quando fu costretta al ritiro da un guasto meccanico. Nessuna altra Casa è stata così prolifica nel generare innovazioni tecniche rivoluzionarie e d’avanguardia, tanto che spesso i regolamenti furono cambiati per limitare l’enorme incremento di prestazioni derivante da tali scoperte, come avvenne nel caso del fondo profilato per l’effetto suolo (praticamente bandito nel giro di pochi anni) e più clamorosamente nel 1981, quando la Fia interpretò in modo controverso il regolamento tecnico per impedire la partecipazione al mondiale della futuristica Lotus 88, l’unica Formula 1 con doppio telaio, uno per sostenere i carichi meccanici e l’altro per quelli aerodinamici.
Anthony Colin Bruce Chapman (19 maggio 1928 – 16 dicembre 1982) si laureò in ingegneria nel 1948 alla prestigiosa University College di Londra, servì brevemente nella Raf ma ritornò presto alla vita civile diventando pilota della Vanwall prima di fondare il team e l’azienda Lotus. Oltre che inventore geniale Chapman è stato anche un innovatore nel business delle sponsorizzazioni, non più solo provenienti da marchi relativi a prodotti automobilistici, ma presentando per prima la Lotus 49 con i colori del marchio Gold Leaf della John Player invece che nella tradizionale livrea verde delle vetture inglesi.
Tutt’ora sussistono dubbi riguardo la morte, in quanto nel periodo immediatamente precedente Chapman tenne rapporti con il governo inglese e con John De Lorean per avere cospicui finanziamenti per la produzione di una vettura sportiva estrema. La sua morte, o sicuramente la sua scomparsa, sono avvolte in circostanze misteriose mai chiarite.
Una storia gloriosa quella della Lotus che Tony Fernandes, magnate asiatico, che ha rilevato il marchio (ma non le attività relativa alle Lotus stradali) tenta di rinverdire. Le ambizioni del team, oggi, sono modeste, ma la monoposto verniciata nei colori storici della squadra (british racing green, ovviamente) ha fatto segnare qualche progresso dall’inizio della stagione che fa sperare per un futuro più brillante. L’impegno della squadra è di rendere onore a un nome che ha un posto di grande rilievo nella storia della F.1: sui 500 Gran Premi disputati dal 1958 a oggi (ma l’attività si era fermata a fine 1993, per riprendere quest’anno), la Lotus ha ottenuto 79 vittorie, 107 pole position, 71 giri veloci, 157 podi, 156 prime file, è stato in testa in 148 GP equivalenti a 5.498 giri e a 26.173 chilometri, ha preso 1.368 punti costruttori e 1.514 piloti, oltre i sette titoli costruttori e i sei piloti già ricordati.
La Lotus è tornata. Dio salvi la regina! (ore 21:00)