Un libro di 500 pagine. La biografia di un uomo considerato la vera memoria storica di Maserati. Entrato nel 1951 alle Officine Alfieri Maserati e componente del reparto corse quando il Tridente correva in Formula 1, attraverso una narrazione ricca di “dietro le quinte”, molti dei quali inediti, Ermanno Cozza ripercorre oltre 60 anni di vita aziendale vissuta a stretto contatto con grandi campioni, in primis Juan Manuel Fangio, che nel 1957 conquistò il titolo mondiale F1 con la Maserati 250F.

La presentazione della biografia, svoltasi nell’elegante show room Maserati a Modena, disegnato da Ron Arad e recentemente rinnovato, è stata introdotta dal direttore stampa e pubbliche relazioni di Maserati, Davide Kluzer, e moderata dal giornalista Claudio Ivaldi. Protagonisti, insieme all’autore, anche Fabio Collina, responsabile Maserati Classiche, l’editore Giorgio Nada e Leonardo Acerbi, responsabile editoriale della casa editrice.

“Questo libro nasce da una promessa fatta a un collezionista italoamericano – ha spiegato Cozza durante la presentazione – che aveva chiesto via fax al reparto Maserati Classiche una consulenza per restaurare una sua vettura. Qualche anno fa lo incontrai al raduno di Sankt Moritz e nel corso di un pranzo, affascinato dai miei racconti, mi diede l’idea e mi chiese di scrivere il libro”.

Al tavolo dei relatori Adolfo Orsi e Matteo Panini, noti collezionisti e tra i più autorevoli esperti a livello mondiale di auto d’epoca: Orsi, che ha firmato la prefazione del volume, è il nipote dell’omonimo proprietario della Casa del Tridente dal 1937 al 1968; mentre Panini, insieme alla famiglia, custodisce in un museo unico al mondo la più completa collezione di Maserati d’epoca.

“Più che la mia biografia, è il racconto di un’epopea industriale – continua Cozza –, di una azienda che da artigianale qual era, seppe dominare il mondo e vincere il titolo di Formula 1 con mezzi enormemente inferiori rispetto alla concorrenza tedesca. Pensate, al reparto ricerca sviluppo noi eravamo 5, mentre i nostri avversari potevano contare su 50 ingegneri. Per darvi l’idea della volontà che ci animava, il 25 dicembre 1953 passai la giornata di Natale in fabbrica, per deliberare un motore che doveva partire per le corse. A essere sinceri non fu un grande sacrificio, era troppa la passione per questo lavoro. Da tanti maestri del Tridente che ho incontrato qui in fabbrica ho imparato la serietà sul lavoro, la capacità di apprendere, il modo di ascoltare e aiutare il prossimo. Qualcuno l’ha definita quasi come una malattia. Si chiama tridentite.