Nella storia dell’automobile il liquido di raffreddamento del radiatore, comunemente denominato antigelo, fa la sua comparsa esclusivamente per proteggere il motore dal freddo dei mesi invernali, quando l’acqua potrebbe trasformarsi in ghiaccio e, aumentando di circa il 9% il suo volume, spaccare il motore.
I liquidi refrigeranti moderni, tutti a base di glicole etilenico, abbassano il punto di congelamento dell’acqua fino a circa -40 gradi centigradi, ma al contempo innalzano il punto d’ebollizione a 110 gradi ed oltre. Pertanto, l’attuale compito dell’antigelo è duplice: quando il motore è spento, deve proteggerlo dal freddo, quando è in moto deve gestire efficacemente le temperature d’esercizio, mantenendole costanti per evitare di bruciare le guarnizioni e di grippare o deformare gli organi meccanici. Inoltre, gli attuali liquidi di raffreddamento hanno doti anticorrosione, antincrostazioni e antischiuma. Nel primo caso in pratica, impediscono che il fluido aggredisca i metalli con i quali viene a contatto, nel secondo si evita che eventuali depositi calcarei o di altra natura blocchino lo scambio termico e quindi compromettano l’efficacia dell’impianto. Nell’ultimo caso, infine, il potere antischiuma impedisce che dalla circolazione del liquido si formino delle dannose schiume.
In pratica per mantenere pulito il circuito, composto da tubazioni in gomma e parti metalliche, al glicole etilenico dell’antigelo viene aggiunto un pacchetto di additivi che combattono la formazione di schiuma, calcare e ruggine, e preservano dalla corrosione chimica tutti i materiali con i quali il fluido verrà a contatto.
Il liquido refrigerante commercializzato è di due tipi: preparato o da preparare. Il primo è già diluito e pronto per l’uso, basta versare nell’impianto la dose indicata nel libretto di manutenzione dell’auto. Al secondo, si deve aggiungere l’acqua del rubinetto, solitamente al 50%; in genere non sono consigliate altre percentuali di diluizione o l’impiego di acqua distillata… ma per esserne certi è bene rispettare le indicazioni fornite dal fabbricante.
Bisogna prestare la massima attenzione a non utilizzare il prodotto concentrato oltre i dosaggi prescritti, in quanto potrebbe risultare “troppo aggressivo” e a non miscelare mai il liquido vecchio con quello nuovo o con altri di marca diversa.
E’ importantissimo non farsi trarre in inganno dalla dicitura “liquido permanente” che di solito recano impresse le lattine che contengono il fluido: il vocabolo indica solo che questo è adatto per tutte le stagioni non che dura in eterno! Il refrigerante deve essere sostituito ogni due anni/quattro perché la protezione offerta dagli additivi viene alterata nel tempo, a prescindere dal chilometraggio percorso dall’auto.
La lunga permanenza nell’impianto determina la corrosione dei metalli e, più in generale, la formazione di depositi che riducono fortemente lo scambio di calore tra propulsore e radiatore… con conseguente innalzamento delle temperature d’esercizio.
Un motore moderno necessita di tagliandi assai meno frequenti di quanto accadeva in passato, e per tale motivo i controlli devono sempre essere molto accurati. Le vetture elaborate avvertono questa esigenza ancora più delle altre, perché quando ai loro propulsori viene chiesto il massimo, si corre il rischio di far salire le temperature d’esercizio. A maggior ragione, dunque, oltre al lubrificante del motore ed ai vari filtri, non bisogna dimenticare di sostituire regolarmente il liquido refrigerante
Il controllo del livello deve essere sempre effettuato a motore freddo, con la vettura in piano e senza oltrepassare i livelli di minimo e massimo indicati sulla vaschetta d’espansione e quando si sostituisce il liquido, si dovrebbe effettuare anche il lavaggio del circuito di raffreddamento, facendo circolare soltanto acqua al fine di drenare ogni impurità presente nell’impianto.
Pur non essendo operazioni difficili, è bene sia il meccanico di fiducia a compierle