New York – Nella personalissima battaglia fra Hillary Clinton, e Barack Obama, l’ultimo punto è stato messo a segno dalla senatrice ex first lady.
La vittoria, comunque, non è per la candidata democratica risolutiva, ma quantomeno le consente di rimanere in corsa fino alle primarie in South Dakota e Montana e di imporre le sue condizioni per un’eventuale uscita di scena alla grande.
Obama è in vantaggio e ritiene, al momento non a torto, di avere la candidatura in tasca (per vincere lui ha bisogno del 30 per cento dei delegati ancora in palio di qui al 3 giugno, lei del 70 per cento), ma la sua ultima (attesa) disfatta è un grave campanello d’allarme per le sue chance di conquistare i cosiddetti “swing states”, gli stati “campo di battaglia” altalenanti tra repubblicani e democratici come la West Virginia, la Pennsylvania, l’Ohio, l’Indiana: stati che nelle primarie sono andati a Hillary a vasta maggioranza e in cui almeno un terzo degli elettori si è detto pronto a tradire il partito democratico e votare il repubblicano John McCain se non fosse lei la candidata.
In West Virginia erano in palio 28 delegati in uno stato in cui il 96 per cento degli elettori è di razza bianca e il reddito familiare è il terzo dal fondo in tutti gli Stati Uniti. Tre quarti dei bianchi senza laurea hanno votato per Hillary e sono stati cruciali nel voto di ieri perché erano tre quarti del totale dell’elettorato. Due su dieci hanno parlato di razza tra i fattori prioritari nel voto (si sono espressi così solo gli elettori democratici del Mississippi): tra questi due terzi hanno detto che non voteranno Obama alle elezioni se sarà lui il candidato. (ore 10:50)