Roma – Il caso della donna interrogata al Policlinico napoletano Federico II dopo essersi sottoposta a un’interruzione volontaria di gravidanza ha suscitato una serie di polemiche e proteste sia nel mondo politico sia da parte delle donne che sentono oggi più che mai minacciata la loro possibilità di appellarsi alla legge 104.
La vicenda ha inizio lunedì scorso quando Silvana S. trentanovenne trapiantata ad Arzano dove vive con la mamma, è stata sottoposta ad un raschiamento e alla “revisione strumentale della cavità uterina”. Sulla base di una telefonata effettuata da una persona che si è qualificata come infermiere del nosocomio partenopeo, le forze dell’ordine incaricate dal magistrato che ha ordinato l’inchiesta, il pm Vittorio Russo, si sono recate ad interrogare la donna sospettata di “fetifcidio”.
Diverse le versioni rilasciate dai responsabili dell’ospedale, che parlano di vero e proprio blitz (con tanto di due volanti giunte a sirene spiegate e sette poliziotti giunti di corsa convinti di trovarsi di fronte ad una donna che gettava il proprio feto nel water) e dalle forze dell’ordine (che parlano di una vettura giunta senza sirene e due agenti in borghese uno dei quali donna. Sarebbe quest’ultima che per sentire la paziente avrebbe atteso diverse ore proprio per non turbala e che sarebbe stata addirittura “ringraziata” dalla donna per averle fatto compagnia).
Silvana, ricoverata da qualche giorno nella clinica universitaria di Cappella Cangiani e incinta alla 21.ma settimana (in tempo per essere sottoposta a interruzione di gravidanza nei termini consentiti dalla legge), aveva saputo qualche giorno prima che il bimbo sarebbe venuto al mondo (qualora ce l’avesse fatta a sopravvivere) affetto da una grave malattia. Una cromosomopatia (compatibile con la vita) rivelata da un esame diagnostico che non lascia dubbi, l’amniocentesi. Per la scienza si chiama “Sindrome di Klinefelter” dal nome del medico statunitense che per primo la descrisse nel 1942, mentre la causa fu scoperta successivamente quando venne identificata la presenza di un cromosoma in più nella coppia di cromosomi sessuali che, quindi nella sindrome, salgono da 46 a 47.
Le conseguenze più importanti riguardano le alterazioni ormonali che vanno da un incompleto sviluppo dei caratteri somatici (e genitali) maschili a una femminilizzazione di grado variabile. Dal punto di vista clinico la sindrome di Klinefelter è caratterizzata principalmente da testicoli piccoli, assenza di spermatozoi, sterilità, maggior sviluppo della ghiandola mammaria (ginecomastia), statura elevata e alterazione di alcuni parametri di laboratorio. In più, nel 40 per cento dei casi come ricorda il direttore della Clinica Ostetrica Carmine Nappi, a queste manifestazioni si associa anche un deficit psichico.
La donna ha anche presentato un certificato psichiatrico della università in cui si evidenziava un “rischio di grave danno alla salute psichica”. Quindi, resta poco da mettere in dubbio.
Ma intanto sulla vicenda sono in ogni caso aperte due inchieste: una, ovviamente, giudiziaria, l’altra, interna alla struttura sanitaria avviata dal manager del Policlinico, Giovanni Canfora. La Procura, dal canto suo, oltre ad acquisire le cartelle cliniche ha sequestrato anche il feto che nelle prossime ore sarà sottoposto ad autopsia su disposizione del magistrato.