Johannesburg – Ormai da una settimana le periferie più povere di Johannesburg, in Sud Africa, sono prese d’assalto da una esplosione di follia xenofoba diretta agli stranieri provenienti dai Paesi vicini.
Secondo l’organizzazione Msf (Medecins Sans Frontieres) i morti ad oggi sono almeno 22 e in città rischia di verificarsi una catastrofe umanitaria. Solo nel fine settimana, stando alle radio locali, le vittime sarebbero 14. Secondo alcune stime, circa 3 milioni di persone sono arrivate in Sud Africa dal vicino Zimbabwe.
L’aberrazione umana non sembra avere fine: abitazioni bruciate, negozi saccheggiati e auto rovesciate, barricate. Tutto in città parla di guerra civile. Ma guerra contro che cosa? Contro chi? Perché? Domande che non possono trovare risposta se non in un disagio sociale cresciuto a dismisura e non tenuto sotto controllo, nella paura del dilagare di “nuovi poveri”, del terrore di trovarsi al posto di quei disadattati che si spinge fino alla necessità di avere un capro espiatorio per allontanare gli specchi delle nostre miserie in cui vengono trasformati, appunto, i diversi, gli stranieri.
Una chiesa metodista nel centro della città, dove avevano trovato rifugio un migliaio di stranieri, è stata attaccata da uomini armati, ha riferito il vescovo Paul Verryn, ma l’attacco è stato respinto.
La polizia definisce molto tesa la situazione e l’opposizione ha chiesto l’intervento dei militari poiché gli agenti non riescono a mantenere il controllo.
L’ondata di violenza è stata condannata da quasi tutti i settori politici e sociali del Sud Africa. Il governo ha ordinato un’inchiesta e Jacob Zuma, leader del partito di governo ANC, African National Congress, ricordando l’appoggio ricevuto all’estero in tempi di apartheid, ha affermato che “non si può permettere che il Sud Africa diventi xenofobo”. Ma se non sono serviti secoli di esperienza per evitare di incorrere in nuovi errori “razziali”, può solo la favella di pochi riportare la ragione in menti ottenebrate dalla Paura? (ore 10:00)