New York – La mini tornata elettorale statunitense si è chiusa ieri con un sostanziale pareggio ma la rinnovata certezza che si faccia sempre più prossima la nomina di Barac Obama quale candidato unico dei democratici.
In Kentucky, dove erano in palio 51 delegati, l’ex first lady, grazie alla maggioranza di elettori della working class bianca (l’81% dei 4,2 milioni di abitanti) ha stravinto con il 65% dei voti e un margine di 35 punti. Ma il 30% raccolto dal rivale Barack Obama – ulteriore conferma della sua difficoltà a sedurre i “blue collar” – e la vittoria in Oregon, gli fanno ampiamente superare “la maggioranza assoluta dei delegati scelti dal popolo”, 1.627 su 3.253. Un obiettivo che lo stesso senatore ha definito la “principale pietra miliare” nella corsa per la conquista della nomination democratica alla convention di fine agosto a Denver.
<<Siamo a un passo dalla conquista della nomination>>, ha affermato poi Obama da Des Moines in Iowa.
La vittoria in Kentucky dà all’ex first lady una nuova boccata d’ossigeno, pur nella consapevolezza di non poter colmare il netto distacco che la separa dal rivale. Per questo Hillary punta tutto sulla riunione della Comitato nazionale democratico del 31 Maggio. Quest’ultimo metterà fine alla querelle sui 366 delegati di Florida e Michigan congelati perché votarono anzitempo. Se i rappresentanti dei due stati – dove Obama non fece campagna e Hillary stravinse – rientrassero in ballo il quorum si alzerebbe da 2.025 voti a 2.209. Solo così l’ex first lady può sperare di poter ancora convincere la maggioranza dei 796 superdelegati cui spetterà la scelta finale a votare per lei a Denver. (ore 9:45)