Los Angeles – Il mondo del cinema è in lutto per la scomparsa di Sidney Pollak, autore di capolavori del calibro di “La mia Africa” (1985) o i “I tre giorni del condor” (1975) che narra gli intrighi della Cia ma nella quale e’ facile percepire il richiamo all’oscura vicenda del Watergate, di tre anni prima.
Pollak è spirato ieri nella sua casa di Pacific Palisades, a Los Angeles, circondato dai familiari. Aveva 73 anni, essendo nato il 1 Luglio 1934 a Lafayette, nell’Indiana; da nove mesi gli era stato diagnosticato un cancro incurabile, le cui cause non furono mai accertate.
I giusti tributi per il lavoro compiuto arrivarono al regista nel 1986 quando ricevette ben sette premi Oscar per “La mia Africa” (1985), tra cui quelli per il migliore film e la migliore regia; il suo palmares complessivo resta comunque invidiabile, e comprende tra l’altro un Golden Globe, un paio di David di Donatello, un Nastro d’Argento a Venezia, una menzione speciale a Berlino. Pollak è celebre tra gli addetti dall’artificio del “cerchio”, suo marchio personalissimo, per convertirsi in abile artigiano del cinema popolare, confezionando veri e propri “blockbusters”’, non privi di pregio artistico e approfondimento politico, come “Diritto di cronaca” (1981) e “Tootsie” (1982): una propensione che in realta’ lo animava fin dalle origini, e che era gia’ emersa in maniera eccellente in “Come eravamo” (1973).
Fu anche attore misurato e produttore lungimirante, capace di valorizzare il tirocinio giovanile in teatro prima e alla televisione poi. Ironico e rilassato sul set, negli ultimi anni ha esitato a fare la parodia di se stesso nella sit-com “Will & Grace”, o quando apparve in una puntata del serial poliziesco “The Sopranos”, prestando il volto a un ex medico incarcerato per aver sterminato la famiglia. (ore 13:00)