Parma – Due giorni, due tristi storie che arrivano all’epilogo. La prima la vicenda dell’omicidio del piccolo Samulee Lorenzi, sulla quale la Corte di Cassazione ha scritto la parola fine condannando Annamaria Franzoni, la madre del piccolo di Cogne, a 16 anni di carcere.
La seconda, ieri, chiude il tragico capitolo del rapimento e assassinio (il 2 Marzo 2006) di Tommaso Onofri.
La Corte d’Assise di Parma ha, infatti, condannato all’ergastolo Mario Alessi, il muratore siciliano arrestato dopo il rapimento del bambino, e a 30 anni di reclusione la compagna dell’uomo, Antonella Conserva.
In sostanza la Corte, presieduta da Eleonora Fiengo, ha fatto proprio l’intero impianto accusatorio messo in piedi dai pubblici ministeri accogliendone le richieste quasi per intero, riconoscendo in Alessi l‘esecutore materiale dell‘omicidio del piccolo, mentre per alla sua compagna è stata sostanzialmente riconosciuta come la mente del rapimento.
Presente in aula per la lettura della sentenza, che è stata accolta con fragoroso applauso immediatamente bloccato dal giudice, solo Antonella Conserva che, dalla gabbia, ha bisbigliato ai suoi legali il suo rammarico, visto che probabilmente si attendeva uno sconto di pena.
Alessi è stato condannato anche all’isolamento diurno per due anni (i pm avevano chiesto l’isolamento completo) e al decadimento dalla patria potestà, che è stata, invece, sospesa per tutti gli anni della reclusione alla Conserva.
Entrambi, inoltre, sono tenuti a pagare in solido le spese processuali oltre ai risarcimenti alle parti civili che ammontano a 300 mila euro per ciascuno componente della famiglia Onofri, ovvero Paolo Onofri, Paola Pellinghelli, Sebastiano Onofri e Carlo Alberto Onofri. Agli zii del piccolo Tommy, Cesare Fontanesi e Patrizia Pellinghelli 100
mila euro ciascuno.
Dopo le controrepliche della difesa (quella di Alessi ha sostenuto la sua linea, cercando di indicare in Salvatore Raimondi, l’ex pugile e complice condannato a vent’anni in abbreviato, l’esecutore materiale dell’omicidio), prima Antonella Conserva, poi Mario Alessi hanno preso la parola. La Conserva ha ribadito di “soffrire in carcere da innocente”, Alessi ha detto di “avere la coscienza pulita”, ripetendo di aver partecipato al sequestro, ma di non aver compiuto, materialmente, l’omicidio. Sussulti, bisbigli, poi lo sfogo di Paolo Onofri (“Abbiamo toccato il fondo, l’abisso dell’indegnità. Non ho parole”, ha detto sulle frasi di Alessi), durante le cinque ore di camera di consiglio che hanno preceduto la sentenza. La corte si è presentata in aula alle 16:00 in punto, la seduta, rispetto alle previsioni, è stata abbastanza breve. Non c’é stato bisogno, evidentemente, di discuterne più di tanto.
E sebbene si tratta solo del primo grado di giudizi e, come ha detto uscendo dall’aula Paolo Onofri, “anche se la parola fine non arriverà mai”, per il momento si potrebbe dire che “giustizia è stata fatta”, anche se volendo essere sinceri fino in fondo, guardando i sorridenti occhi azzurri del piccolo Tommaso spiccare vivaci sulle foto che molti dei presenti in aula tenevano in mano come a rinverdire il ricordo dell’angioletto biondo che non c’è più, l’unica parola che non verrebbe da pronunciare è proprio giustizia: non esiste “equità” che ripaghi dalla perdita di un bambino. (ore 10:00)