Londra  – Anche quest’anno il Times Higher Education ha stilato la classifica delle migliori università del mondo: il “World Reputation Rankings”.
Nella speciale classifica gli Stati Uniti d’America, senza effetto sorpresa, si sono aggiudicati il podio, nonché la stragrande maggioranza delle prime 50 posizioni. Nessuna ombra degli atenei italiani. 
La medaglia d’oro della classifica all’Università di Harvard che rappresenta l’eccellenza con un punteggio massimo di 100. La seguono a ruota il Massachusetts Institute of Techonology (Mit) con 90,4 punti e la Stanford University con 74,9. A rompere il monopolio quasi assoluto degli Usa nella top ten arrivano le università inglesi per eccellenza, Oxford e Cambridge, che si piazzano in quarta e quinta posizione. Tra gli atenei migliori al mondo ritroviamo ad ogni modo Berkeley, Princeton, Yale, California Institute of Techonology e Ucla.
La prima università europea ad accaparrarsi un posto nella nota classifica è quella svizzera che si colloca in sedicesima posizione con 17,4 punti. La Germania riesce a rientrare nella prima metà della scalata, arrivando 46esima con appena 6,1 punti.
Restano in coda Humbdolt-University di Berlino e Sorbona di Parigi, piazzatesi tra il 71esimo e l’80esimo gradino.
Ma la grande esclusa resta l’Italiache in fatto di università sembra non avere i parametri qualitativi necessari per fare il suo ingresso in una fondamentale classifica come il World Reputation Rankings.
Sebbene qualcuno possa far notare che molti insegnanti di quegli atenei piazzatisi in vertice alla top 100 provengano proprio dal nostro Paese, il dato di fatto è che la realtà universitaria nostrana è lontana ancora anni luce da quella che si respira tra i banchi americani e inglesi.
Vale la pena però sottolineare che il World Reputation Rankings è una variante delle classifiche ufficiali mondiali.
Realizzato attraverso pareri soggettivi di noti e riconosciuti accademici, la classifica 2014 è stata redatta dalla consultazione di 10.536 questionari svolti in 133 paesi. Ogni intervistato doveva indicare i 15 atenei al mondo giudicati da lui stesso i migliori. Così, a prescindere da ranking di qualità e finanziamenti stanziati , fattori che giustificano l’assenza in classifica delle università italiane.