Bogotà – Era il 23 Febbraio 2002 quando Ingrid Betancourt, recatasi con la sua candidata vicepresidente Clara Rojas e un gruppo di persone del suo staff nella zona smilitarizzata di San Vicente del Caguán per incontrarsi con le Farc, viene fatta prigioniera dai guerriglieri.
Da allora, per circa due anni, il neonato governo guidato da Álvaro Uribe Vélez ha accarezzato l’ipotesi di un blitz armato per liberare gli ostaggi, ma esperienze precedenti terminate tragicamente dopo le incursioni delle forze armate hanno spinto i parenti degli ostaggi a bloccare i piani del governo.
Nel 2006 il governo francese lancia un doppio appello, al governo colombiano per accettare uno scambio di prigionieri, approvato da Bogotá, e ai leader delle Farc per dimostrare la serietà delle loro intenzioni di rilasciare l’ex candidata alle presidenziali Ingrid Betancourt e altri detenuti. Nel frattempo da uno dei capi dei guerriglieri giunge la notizia che Ingrid è in buone condizioni di salute, relativamente alla propria situazione.
Da un paio di mesi su Ingrid Betancourt aleggiava un pesante mistero: nelle immagini diffuse ad aprile dalla guerriglia, appariva prostrata ed emaciata, in uno stato di salute assai precario. Poi, è di nuovo calato un silenzio che aveva aperto la porta a ogni tipo di suggestione sulla sua sorte. Fino a ieri, quando con una operazione militare basata sull’inganno e l’intelligence, l’esercito colombiano ha liberato Ingrid Bentacourt e altri 14 ostaggi in mano alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), prelevandoli dalla giungla nel sud del paese senza sparare un solo colpo, e riportandoli alla capitale sani e salvi.
L'”Operazione Scacco”, come è stata spiegata dal ministro della Difesa Juan Manuel Santos e confermata dalla testimonianza della stessa Betancourt, è partita da una infiltrazione del vertice delle Farc, grazie alla quale è stato inviato un falso messaggio al gruppo di guerriglieri che detenevano il gruppo di ostaggi. Nel messaggio, come ha raccontato il generale Jaime Padilla, si comunicava che gli ostaggi dovevano essere trasportati a una nuova località, per passare sotto il controllo del comandante delle Farc, Alfonso Cano. Così è stato inviato un elicottero per raccogliere gli ostaggi, guidato da militari colombiani.
La stessa Betancourt ha raccontato che solo quando, salita sull’elicottero con gli altri ostaggi, si è sentita dire dai militari “siamo dell’esercito nazionale, siete liberi” ha capito quello che era successo, ed è scoppiata in lacrime.
Mentre i tre ostaggi americani ripartivano verso il loro paese, gli altri ostaggi sono stati portati alla base militare di Catam, nei dintorni di Bogotà: Ingrid Betancourt è stata la prima a scendere dall’aereo, e ai piedi della scaletta ha abbracciato la madre, Yolanda Pulecio.
Apparentemente in buona forma – lei stessa ha chiarito che le immagini diffuse nel febbraio scorso la mostravano mentre era convalescente – e visibilmente emozionata, indossando una uniforme mimetica (“sono solo un piccolo soldato”) e coi capelli raccolti in trecce, la Betancourt ha parlato a lungo, sulla pista della base militare di Catam.
<<Prima di tutto – ha detto – voglio ringraziare Dio e i soldati della Colombia. Credo – ha aggiunto – che la liberazione degli ostaggi sia un segnale di pace per la Colombia. Devo molto ai mezzi di comunicazione, se non fosse per loro, forse adesso non sarei viva>>, ha detto alternando frasi in francese ad altre in spagnolo. Agli ostaggi ancora in mano alle Farc, ha promesso: <<vi porteremo tutti fuori>>. Ingrid ha avuto anche un pensiero particolare per la Francia, la sua seconda patria, nelle sue dichiarazioni dopo la liberazione: ha usato varie volte il francese e ringraziato il presidente Nicolas Sarkozy.
La sua liberazione è stata accolta con sollievo e soddisfazione dai principali capi di Stato e di governo dell’America Latina, con la ben visibile assenza del presidente venezuel