Gravina di Puglia – Le speranze di ritrovarli in vita non erano mai state particolarmente forti, soprattutto da parte degli inquirenti che indagavano sulla misteriosa scomparsa dei due fratellini Pappalardi visti per l’ultima volta a Gravina di Puglia da un coetaneo la sera del 5 Giugno 2006.
Ora con l’identificazione dei cadaveri rinvenuti in una cisterna sotto ad un convento abbandonato, costruito nel 1700, a poche centinaia di metri dal luogo le loro ultimo avvistamento,  fatta stamani dalla madre, il dubbio è diventato certezza: Cicco e Salvatore (Tore come lo chiamavano tutti) sono morti.
L’orrore però, non finisce qui. Dai primi accertamenti apparirebbe plausibile che i due fratellini in quella maledetta cisterna ci siano caduti vivi e che la morte li abbia colti solo in seguito a causa di fame, freddo e sete.
Lo dimostrerebbe, a una prima analisi, la disposizione dei due piccoli cadaveri che sarebbero riusciti a trascinarsi a terra dal fondo del pozzo fino alla cisterna, collegata con una piccola apertura. Entrambi hanno strisciato per qualche metro, feriti e sofferenti. Un paio, tre al massimo Francesco; qualcuno in più, una quindicina, Salvatore. E là sotto uno dei due si è anche tolto la maglietta, probabilmente nel tentativo di tamponare le ferite.
Troppe le domande senza risposta, che forse solo in pare l’autopsia sui due cadaveri potrà fugare. L’analisi dei due corpicini verrà affidata già in mattinata ma una certezza c’è già, una gelida verità: in ogni caso quella dei due bambini, come ha spiegato il procuratore della Repubblica di Bari Emilio Marzano, «è stata una morte orribile».
L’Italia è rimasta muta ed attonita davanti al fortuito ritrovamento avvenuto a seguito della caduta di un altro sfortunato ragazzino nella cisterna, che grazie ai soccorsi intervenuti tempestivamente ha riportato numerose fratture ed escoriazioni ma la cui vita non è in pericolo.
Ma la domanda che serpeggia e rimbomba nelle menti di ciascuno è: può un padre (in carcere dal novembre scorso con l’accusa di duplice omicidio aggravato e nei confronti del quale l’impianto accusatorio per ora rimane) perdere il lume della ragione al punto da gettare ancora vivi entrambi i propri figli in un anfratto abbandonato mandandoli incontro ad una orripilante quanto scontata fine?
Tutto questo senza che nessuno abbia sentito o visto nulla, senza che, nel caso i due ragazzi fossero stati ancora in vita nonostante il volo di oltre 20 metri, le urla di dolore dei piccoli richiamassero l’attenzione di nessuno, nonostante il cortile dove si apre la botola del pozzo sia circondato da palazzine e terrazze. E viene naturale pensare a quante finestre potevano essere aperte quella calda sera di giugno, a quanta gente poteva essere affacciata per combattere l’afa e cercare un po’ di refrigerio.
In molti si chiedono anche perché nessuno abbia cercato in fondo a quel pozzo invece di organizzare spedizioni in Romania dietro a strane segnalazioni. «Si è cercato ovunque – si difende Speranza, che ai tempi della scomparsa non era ancora Questore di Bari – ma nessuno sapeva dell’esistenza di quella cisterna. Gli uomini impegnati nelle ricerche, dall’alto, possono aver costatato che non c’era nulla in fondo al pozzo. Ma nessuno poteva immaginare l’esistenza di quella cisterna». In realtà molti abitanti della zona raccontano di avere spesse volte osservato ragazzini scavalcare il cancello del convento per andare a recuperare dei palloni finiti in quel cortile accidentalemtne.
Filippo Pappalardi, intanto, dal carcere di Velletri dove è rinchiuso continua a professare la propria innocenza eppure in paese molti sono pronti a giurare che l’uomo, anni addietro, era un abituale frequentatore di quella zona dove, dicono, i genitori avevano una attività commerciale. (ore 9:00)