Austin – Non sono serviti nemmeno gli appelli dell’amministrazione Bush a fare sì che il Texas rinviasse l’esecuzione della condanna a morte di Jose Ernesto Medellin, un detenuto messicano di 33 anni al centro da cinque anni di un complicato caso internazionale.
L’uomo è statto giustiziato tramite iniezione letale stanotte alle 21:57 (le 4:57 in Italia). Il caso ha assunto rilevo internazionale perché il processo di Medellin e di altri 50 cittadini messicani era viziato, secondo l’Aja, dal mancato rispetto della Convenzione di Ginevra: le autorità texane, infatti, non autorizzarono la cosiddetta “visita consolare” di un diplomatico messicano, prevista quando uno straniero viene arrestato in un Paese straniero. La Corte di Giustizia Internazionale aveva chiesto un nuovo procedimento ma la Corte Suprema texana ha respinto l’ultimo ricorso di Medellin e il boia ha proceduto con l’esecuzione, la quinta nello Stato della stella solitaria, capitale degli Stati Uniti in fatto di pena capitale. Con questa esecuzione il Texas si è messo contro anche le autorità federali Usa che in questi anni, e anche nelle ultime ore, avevano chiesto alle autorità di Austin di dare al condannato una seconda possibilità legale. Fino ad oggi ogni corte ad ogni livello di appello aveva respinto i ricorsi presentati da Medellin e dai suoi legali per ottenere un rinvio dell’esecuzione e dar tempo al Congresso di varare una legge che permetta al detenuto di ridiscutere il suo caso in aula.
Medellin era diventato il detenuto simbolo della vicenda, dopo che il Texas si è opposto alla decisione del governo federale ed aveva fatto ricorso alla stessa Corte Suprema contro Bush. Lo scorso marzo la Corte Suprema aveva dato ragione allo Stato americano, dichiarando che il governo federale non può imporre agli stati le nuove udienze, compito che spetta invece al Congresso.  (ore 13:00)