Ossezia – E’ guerra in Ossezia ormai da giovedì scorso quando il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha annunciato: << I russi sono entrati nel nostro territorio. Ci consideriamo in stato di guerra>>, ordinando conseguenzialmente la mobilitazione generale e annunciando l’intenzione di richiamare in patria il contingente di circa 2.000 uomini inviato in Iraq, richiamando anche i riservisti. In un’intervista alla Cnn ha chiesto agli Stati Uniti di intervenire, perché “non è più solo una questione georgiana”.
Le stime sul numero delle vittime, intanto, parlano di 1.400 morti, mentre in aiuto dei separatisti osseti sono arrivati i reparti della 58.ma armata russa. Russia che per bocca del suo leader Vladimir Putin, accusa gli Stati Uniti perché stanno “cercando di intervenire nelle operazioni russe in Georgia trasferendo per via aerea soldati georgiani nella zona del conflitto. Di fatto – ha detto il premier Putin – alcuni dei nostri partner non ci aiutano, ma tentano di ostacolarci mi riferisco ai soldati georgiani di stanza in Iraq, trasferiti a bordo di aerei statunitensi direttamente nell’area del conflitto”.
Il comandante del contingente di Mosca dispiegato in territorio abkhazo, generale Serghei Chaban, ha dichiarato che le forze russe hanno impartito un ultimatum alle truppe governative georgiane schierate nel distretto di Zugdidi, al confine con la repubblica secessionista dell’Akhazia, intimando loro di deporre le armi e precisando che nel frattempo il termine era già scaduto alle 10 del mattino ora locale, le 8:00 in Itala. L’ultimatum riguarda le unità ordinarie del ministero della Difesa di Tbilisi e quelle scelte del ministero dell’Interno, i corpi della polizia e le guardie di frontiera
In Georgia fonti del ministero dell’Interno hanno tuttavia replicato avvertendo che i soldati della Repubblica caucasica non accetteranno il disarmo, e ha quindi rigettato l’intimazione.
Sarebbero oltre una cinquantina gli aerei russi che oggi hanno sorvolato il territorio della Georgia, sottoponendola a nuovi bombardamenti: lo ha denunciato il ministero degli Esteri di Tbilisi con un comunicato ufficiale. Durante durante la notte l’Aviazione di Mosca è tornata a bombardare in particolare sia l’aeroporto di Tbilisi, distruggendone le installazioni radar, sia Gori, nel centro del Paese, la città principale situata nelle vicinanze della provincia ribelle dell’Ossezia del Sud.
La Russia, che ha precisato di non avere mai bombardato obiettivi che non fossero militari, ha frattanto incrementato il proprio dispiegamento militare in Abkhazia, Repubblica formalmente autonoma ma di fatto indipendente, essa pure in lotta per la secessione con il beneplacito del Cremlino: secondo il generale Alexander Novitsky, comandante del contingente “d’interposizione” russo sul posto, Mosca vi ha ormai schierato un’intera sotto-divisione di paracadutisti, per un totale di oltre novemila uomini, appoggiata da più di 350 mezzi corazzati. In base all’accordo di cessate-il-fuoco, sottoscritto nel ’94 dopo la cacciata delle truppe governative di Tbilisi, la Russia è legittimata a mantenere in Abkhazia fino a tremila soldati, il cui numero ancora di recente non superava tuttavia le 2.500 unità.
Intanto dall’America Gorge Bush risponde a Putin affermando:<<Ho detto che questa violenza è inaccettabile e non l’ho detto soltanto al premier Vladimir Putin, l’ho detto anche al presidente del paese Dmitry Medvedev>>. Secondo la Georgia, il paese è al collasso.
Bush ha spiegato di aver incontrato Putin e il suo successore al Cremlino, Medvedev, nel fine settimana, durante le Olimpiadi di Pechino.
<<Ho espresso la mia preoccupazione a proposito della risposta sproporzionata della Russia e la mia forte condanna per il bombardamento fuori dall’Ossezia del sud – ha spiegato l’inquilino della Casa Bianca – Sono stato molto fermo con Vladimir Putin, così come sono stato fermo con il presidente russo. Sono del parere che sia necessaria una mediazione internazionale per la questione dell’Ossezia del sud>>. Intanto si stimano in 40 mila le persone che stanno fuggendo dalla città georgiana di Gori verso la capitale Tblisi.  (ore 16:00)