Nuova Delhi – Le violenza religiose nella regione orientale indiane di Orissa hanno causato due vittime nella comunità cristiana. Un cristiano, identificato dall’agenzia indiana Pti (Press Trust of India) come Rasananda Pradhan, è stato bruciato vivo nella sua casa nel villaggio di Rupa, nel distretto di Kandhamal.
La zona è quella del distretto di Kandhamal, diocesi di Cuttack-Bubaneshwar, dove nel dicembre scorso sono avvenute altre violenze contro i cristiani ed erano state uccise 3 persone e bruciate 13 chiese. Al grido ”Uccidete i cristiani e distruggete le loro istituzioni!”, migliaia di indù legati al gruppo militante Vhp (Vishwa Hindu Parishad) hanno attaccato chiese, conventi, parrocchie. La nuova escalation di distruzioni è iniziata dopo l’uccisione del leader radicale indù Swami Laxanananda, avvenuta il 23 agosto, di cui sono stati accusati i cristiani. Accuse per altro smentite seccamente dalle autorità ecclesiastiche. <<Noi cristiani – ha detto mons. Raphael Cheenath, verbita, arcivescovo di Cuttack-Bubaneshwar (Orissa) ad Asianews – rifiutiamo la violenza e condanniamo ogni atto di violenza e terrorismo>>.
La morte di Pradham si aggiunge a quella della missionaria laica, Rajnie Majihie, 22 anni, morta tra le fiamme per salvare i bambini di un orfanotrofio cattolico nel villaggio di Panampur nellla stessa regione di Orissa ma nel distretto di Bargarh. Gli estremisti hanno dato alle fiamme almeno 12 chiese nei villaggi di Khurda, Bargarh, Sundergarh, Sambalpur, Koraput, Boudh, Mayurbhanj, nei distretti di Jagatsinghpur e Kandhamal, come pure nella capitale dello stato Bubaneshwar. Circa 40 case di cattolici sono state bruciate nella città di Phulbani. Da sabato sera si sono susseguiti nella zona numerose aggressioni contro istituzioni religiose e caritatevoli cristiane (come oratori e centri pastorali), ma anche case di singoli fedeli. I disordini hanno provocato anche il ferimento di altri due sacerdoti e di una suora. <<La suora era in un centro pastorale nel distretto di Kandhamal quando è stata aggredita e picchiata>> ha aggiunto il portavoce dei vescovi indiani citato dall’agenzia missionaria Misna, riferendosi alla religiosa che secondo alcune fonti sarebbe stata violentata dai suoi aggressori. Una violenza sessuale che è stata anche smentita da monsignor Cheenath. Il leader indù Laxamanananda è rimasto ucciso lo scorso sabato insieme con altre cinque persone, tra cui due suoi figli, dopo che un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco nell’ashram di Tumudibandha, nel distretto di Kandhamal, alla vigilia di una importante festa religiosa indù. L’attacco è stato rivendicato sui media locali dal People’s liberation revolutionary group, un gruppo ribelle maoista, ma il partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (Bjp) e il movimento radicale Vhp hanno respinto la rivendicazione, sostenendo invece che Laxamanananda sia stato ucciso da una cospirazione dei cristiani. Al circolare delle prime accuse contro i cristiani, l’arcivescovo Cheenath aveva fermamente respinto ogni illazione e condannato con forza l’uccisione di Laxamanananda e degli altri uomini del suo gruppo, chiedendo sia al governo locale sia a quello federale di New Delhi di intervenire per riportare la concordia ed evitare violenze. L’uccisione del rappresentante religioso indù è stata condannata anche dalla Conferenza episcopale indiana e dall’organismo ecumenico cristiano All India Christian Council. (ore 09:00)

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