Bolzano – Strano epilogo quello seguito alla vicenda del salvataggio degli scalatori Walter Nones e Simon Kehrer: il Pakistan ha mandato ai due un conto di 33 mila euro per le spese sostenute dai soccorritori.
<<Noi paghiamo. Non vogliamo polemiche con nessuno. Soprattutto non vogliamo passare per quelli che usano i soldi dei contribuenti>, è gentile ma ferma la voce di Manuela Nones, la moglie di Walther Nones che con Simon Kehrer a luglio era rimasto per 11 giorni sul Nanga Parbat.
«Per noi è stata una sorpresa amara — si sfogano invece i protagonisti della vicenda — non ci aspettavamo di dover pagare tanto per un soccorso che non avevamo neppure chiesto. Noi, dopo la morte del nostro compagno, avremmo potuto scendere con gli sci fino al campo base. Ci sentiamo cittadini di serie B, anche se noi stavamo tentando una vera impresa alpinistica: aprire una nuova via che portava onore al Paese. Un qualunque atleta o turista vittima di un incidente all’estero forse sarebbe stato considerato meglio.
Nella spedizione morì Karl Unterkircher e loro si salvarono, portati a valle da un elicottero pakistano. Ora per quel volo è arrivato il conto: 33 mila euro circa.
Il ministero degli esteri, comunque, rinvia tutto alle assicurazioni. Le quali sostengono di non poter coprire una scalata che doveva essere una prima assoluta.
Nel pomeriggio fonti del ministero sono state interpellate sulla vicenda hanno precisato che le spese relative al soccorso dei due alpinisti rientrano tra quelle usualmente coperte dalle compagnie assicurative, che seguono le procedure normalmente previste per l’erogazione delle somme sulla base della documentazione pervenuta.  (ore 17:00)