Il sogno americano ha trionfato: Barack Obama è il 44.mo presidente Usa....

Il sogno americano ha trionfato: Barack Obama è il 44.mo presidente Usa. Il primo nero

Washington – Sarà ricordata come l’elezione dei record quella che stanotte (le 5 del mattino in Italia) ha visto trionfare il candidato democratico Barack Obama che è divenuto il 44.mo presidente della storia degli Stati Uniti d’America.
Record perché Barack è il primo presidente figlio di africano nero a sedere nello studio ovale ed è anche il primo senatore in carica eletto alla presidenza.
Record perché Obama ha vinto le elezioni presidenziali con la maggioranza assoluta dei suffragi, circa il 52%, secondo i dati provvisori e ciò non succedeva dal 1976 per un candidato democratico alla casa Bianca, da quando cioé Jimmy Carter aveva ottenuto il 50,1% dei suffragi.
Record anche il tasso di partecipazione di quest’anno, pari circa al 66%, cioè a livelli analoghi di quelli del 1908, secondo il sito Real Clear Politics. Quando John Kennedy venne eletto nel 1960 la partecipazione superò appena il 63%. Nel 2004, anno della rielezione del presidente uscente George W. Bush, del 55,3%.
Quella di Obama è stata una vittoria netta, quasi una vera valanga, pur se in quattro Stati chiave (Indiana, Virginia, Nord Carolina e Florida) è stata battaglia voto a voto. La svolta si è avuta intorno alle 3,30 quando, prima Fox News (tv tradizionalmente vicina ai repubblicani) e poi la Cnn hanno assegnato l’Ohio e i suoi pesanti 20 voti elettorali al candidato democratico. L’Ohio era stato decisivo nel 2004 per il successo di George W. Bush. Subito dopo sono arrivate le assegnazioni di Iowa e New Mexico. A questo punto McCain avrebbe dovuto aggiudicarsi gli Stati della costa ovest, ma tutti i sondaggi della vigilia lo davano perdente. Il successo di Obama in Virginia è stata la mazzata finale alle ambizioni repubblicane e quando hanno chiuso gli Stati sulla costa del Pacifico, è stato solo una questione di conta matematica: Obama ha ottenuto oltre 300 voti quando per essere matematicamente eletto ne bastavano 270.
Avuta la conferma della vittoria del rivale, John McCain ha telefonato al neo eletto facendogli i complimenti e alle 5:20 è apparso sul palco di Phoenix (Arizona), con a fianco la moglie e la candidata vice presidente Sarah Palin in lacrime, ammettendo la sconfitta. L’America è andata al voto nel pieno d’una crisi finanziaria che le toglie fiducia e che deve ancora fare sentire l’impatto sull’economia reale, mentre le difficoltà militari e politiche in Iraq e in Afghanistan incrinano le certezze e le sicurezze della Super-Potenza unica. Obama ha rappresentato, quindi, per le migliaia di persone che lo hanno scelto, quel cambiamento atteso e auspicato dopo una gestione Bush che tutto è stata fuorché serena.
Accolto sulle note di “Sweet Home Chicago”, Obama ha debuttato ringraziando la città che lo ha adottato dagli anni Ottanta e si è poi lanciato in un primo discorso da presidente eletto che ha ricalcato i temi della sua campagna elettorale: la necessità di portare “il cambiamento” in America, la promessa di rispondere alla speranza di chi si sente abbandonato o ai margini della società, l’avvertimento <<ai nostri nemici nel mondo che l’America è forte, unita e pronta a rispondere a qualsiasi minaccia>>.
<<La strada da percorrere sarà lunga. La salita scoscesa. Potremmo non arrivarci in un anno e neanche in un mandato, ma l’America, e non sono mai stato più speranzoso di quanto non lo sia questa sera, ce la farà. Con questa elezione abbiamo dimostrato di non essere solo un insieme di stati rossi e blu. Se c’è ancora qualcuno che dubita che l’America sia un posto in cui tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri fondatori sia ancora vivo ai nostri tempi, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, la giornata di oggi è la risposta – ha affermato – Siamo e saremo gli Stati Uniti d’America – ha detto poi Obama, citando Abramo Lincoln per respingere l’idea di un Paese diviso – e abbiamo dimostrato al mondo intero che non siamo semplicemente una collezione di individui di tutti i tipi>>.
Una folla multirazziale ed entusiasta ha accolto Obama, sventolando bandiere a stelle e strisce, in un grande parco di Chicago, assediato all’esterno da un’altra folla che non è potuta entrare nello spazio da 70.000 posti preparato per l’evento. In Kenya, paese d’origine del padre di Obama, i festeggiamenti erano iniziati già martedì. E il presidente Mwai Kigaki ha dichiarato festa nazionale per giovedì. «La vittoria del senatore Obama è la vittoria del nostro paese, in virtù delle sue radici, qui in Kenya» ha dichiarato Kibaki.
Intanto arrivano dal mondo i primi messaggi di sostegno al neo eletto.
La Santa Sede auspica che << Dio illumini Obama nella sua grandissima responsabilità>>, augurandosi che egli possa << rispondere alle attese e alle speranze che si rivolgono verso di lui, anche per quanto riguarda il rispetto dei valori umani e spirituali essenziali>>.
Anche il presidente italiano Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio al neopresidente Usa: <<Per noi italiani che ci sentiamo intimamente legati sul piano storico e politico, culturale e umano, al popolo americano e agli Stati Uniti d’America, questo è un grande giorno: traiamo dalla sua vittoria e dallo spirito di unità che l’accompagna nuovi motivi di speranza e di fiducia per la causa della libertà, della pace, di un più sicuro e giusto ordine mondiale. Le più calorose felicitazioni mie personali e del popolo italiano. Siamo profondamente impressionati della ineguagliabile prova di forza e di vitalità che la democrazia americana ci ha dato – ha concluso – grazie a una partecipazione senza precedenti alla campagna elettorale e al voto, e grazie alla larghissima adesione a un programma ricco di idealità e di impegni di rinnovamento».
Silvio Berlusconi non ha rilasciato dichiarazioni sull’elezione di Barack Obama, ma il sottosegretario alla Presidenza Paolo Bonaiuti, ha detto che gli Stati Uniti continueranno ad avere «rapporti di amicizia» con il governo italiano.
<<Vorrei ricordare – ha aggiunto – che anche nel 1994 Berlusconi ebbe un ottimo rapporto con il presidente Clinton. L’Europa ha sempre trovato ascolto negli Stati Uniti e tanto più oggi che c’è la Russia con cui gli Stati Uniti vorranno avere un rapporto equilibrato. E qui potranno servire i rapporti di Berlusconi con Putin che ha portato la Russia nella Nato>>.
Ma le congratulazioni sono arrivate ad Obama da ogni parte del mondo. Il cancelliere tedesco Angela Merkel in un telegramma ha assicurato al presidente una «collaborazione piena di fiducia da parte della Germania. Un mondo pieno di importanti sfide accoglie l’inizio della sua presidenza – ha affermato la Merkel – Sono convinta che in stretta e fiduciosa collaborazione tra Stati Uniti e Europa noi riusciremo a affrontare con decisione i nuovi pericoli e sfruttare le numerose possibilità che si offrono nel nostro mondo globale». Merkel ha anche invitato Obama per una visita in Germania. Il primo ministro britannico Gordon Brown ne ha elogiato i «valori progressisti e la sua visione per il futuro». E il presidente francese Nicolas Sarkozy: «Con il mondo in tumulto e nel dubbio, il popolo americano ha espresso con forza la sua fiducia nel progresso e nel futuro. In un momento in cui dobbiamo fronteggiare difficili sfide insieme, le vostre elezioni hanno suscitato enorme speranza in Francia, in Europa e altrove. La Francia e l’Europa troveranno nuova energia per lavorare insieme all’America per preservare la pace e la prosperità nel mondo».
Il presidente cinese Hu Jintao ha espresso l’auspicio che la vittoria di Obama porti a una nuova fase nei rapporti tra Washington e Pechino e anche il premier giapponese Taro Aso ha promesso di rafforzare ulteriormente le relazioni con gli Stati Uniti, principale alleato del Giappone. Il presidente afghano Hamid Karzai ha detto: «Spero che questa nuova amministrazione negli Stati Uniti, e la massiccia dimostrazione di preoccupazione per i diritti umani e la mancanza di interesse per razza e colore nell’elezione del presidente, portino gli stessi valori al resto del mondo prima o poi. Spero che questa elezione porti la pace in Afghanistan e la prosperità al popolo afghano».
Da Israele, il portavoce del ministero degli Esteri, Yigal Palmor, ha detto che la vittoria di Obama «è uno splendido esempio di democrazia dato dagli Stati Uniti al mondo». Messaggi di congratulazioni a Obama dal presidente Shimon Peres e dal premier Ehud Olmert, che ha parlato di «vittoria storica». «Gli Stati Uniti hanno dato ancora una volta la prova di essere la più grande democrazia e di essere un esempio per tutte le altre democrazie nel mondo – ha detto il premier uscente israeliano – Le relazioni tra Israele e Usa sono speciali e si basano su valori e interessi comuni e sono caratterizzate da stretta cooperazione. Israele e Stati Uniti hanno la stessa volontà di continuare a rafforzare questi rapporti per portare avanti la pace e la stabilità in Medio Oriente». Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha invitato il neopresidente ad accelerare gli sforzi per far avanzare il processo di pace in Medio Oriente. E l’ambasciatore pakistano a Washington: «Il presidente Zardari ha espresso la speranza che le relazioni Pakistan-Usa si intensifichino sotto la nuova leadership americana».
Chi non si è unito al coro di congratulazioni all’indirizzo del neo eletto è stato Hamas che ha fatto sapere che «deve imparare dagli errori di Bush e dal modo in cui il suo predecessore ha agito nei confronti dei musulmani e del mondo arabo. Incluso – ha aggiunto il portavoce del movimento, Fawzi Barhum – ciò che Bush ha distrutto in Afghanistan, Iraq, Libano e Palestina. Obama dovrà riallacciare i legami con il resto del mondo. Vogliamo – ha concluso – che Obama sostenga la causa palestinese o almeno che non appoggi l’occupazione israeliana». (ore 9:10)

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