Londra – Le Maldive, considerate da sempre uno dei paradisi turistici più ambiti, rischiano di essere sommerse dall’oceano indiano a causa del riscaldamento globale, per questo il nuovo presidente Mohamed Nasheed, ha dichiarato al quotidiano britannico “The Guardian” che darà vita a un fondo “sovrano”, simile a quelli messi in piedi dai paesi ricchi di petrolio del Medio Oriente con i guadagni in surplus del greggio, per acquistare una nuova patria da qualche parte nel mondo.
<<Non vogliamo lasciare le Maldive – ha detto il neo-presidente Nasheed – ma non vogliamo nemmeno diventare profughi e vivere per decenni nelle tende. Non possiamo fare niente, da soli, per fermare il cambiamento climatico – ha detto – e così non ci resta che comprare terra da qualche altra parte. E’ una sorta di assicurazione contro il peggior scenario possibile>>.
Nel caso delle Maldive, ovviamente, il surplus necessario ad alimentare il fondo sovrano verrà prodotto dal turismo, cuore della ricchezza dell’arcipelago-nazione. Con un reddito pro capite annuo di 4.600 dollari annui le Maldive sono diventate il paese più ricco dell’Asia meridionale.
Oltre 467 mila turisti visitano ogni anno le bianche spiagge degli atolli maldiviani, a fronte di una popolazione totale di 380 mila abitanti. Eppure, una minima parte dei dollari spesi dai turisti è sino ad oggi finita nelle tasche dei maldiviani. Il trentennale regno dell’ex presidente-sultano Gayoom, infatti, ha lasciato una pesante eredità al nuovo presidente: una ristretta classe di alti dignitari si è arricchita alle spese dello stato e dei suoi cittadini, tralasciando la gestione della cosa pubblica, che ora dovrà comprendere anche la creazione di questo fondo sovrano.
Un campanello di allarme per le Maldive è suonato proprio questa settimana, a dimostrazione che il rischio di finire sott’acqua non è così remoto: un gruppo di 40 famiglie dell’isoletta di Ontong Java nello stato-arcipelago delle Isole Salomone, nel Pacifico, ha dovuto sfollare per sfuggire alle acque. Parte della loro isola, nella provincia di Malaita, è infatti già sommersa e inabitabile. Ed entro il 2015, secondo le previsioni, l’isola stessa ed alcune di quelle vicine spariranno del tutto nell’Oceano. Il governo di Papua Nuova Guinea ha accettato di accogliere i profughi nell’isola di Bougainville.  (ore 13:30)