Palermo – Dopo sette mesi si è concluso ieri grazie al tribunale del riesame di Palermo, il Calvario del cardiochirurgo Carlo Marcelleti, accusato di concussione, truffa, abuso d’ufficio e produzione di materiale pedopornografico. Il collegio ha imposto al medico l’obbligo di firma per tre volte alla settimana alla polizia giudiziaria in qualunque città risieda o sia domiciliato. Nel provvedimento di 11 pagine il collegio, che ha annullato l’ordinanza del gip che confermava i domiciliari, si sofferma a lungo sul cessato pericolo di inquinamento probatorio. Il rischio è venuto meno sia alla luce del successivo comportamento dell’indagato definito dal tribunale “non ostativo e collaborativo”, sia dal venire meno della “posizione di assoluto potere rivestita nel settore in cui operava”. Il cardiochirurgo, accusato di truffa, peculato, concussione e produzione di materiale pedopornografico è stato sospeso dall’Ordine dei Medici e dall’ospedale Civico di Palermo in cui lavorava.
La procura aveva dato parere favorevole alla revoca degli arresti domiciliari suggerendo la misura del divieto di dimora a Palermo. Ma il tribunale ha deciso la scarcerazione di Marcelletti accogliendo l’istanza del suo avvocato, Roberto Tricoli. Il medico era agli arresti domiciliari dal 6 maggio scorso: il gip l’aveva autorizzato a trasferirsi, da Palermo, nella sua abitazione in Umbria. Nonostante il parere favorevole della procura, però, il magistrato non aveva accolto l’istanza di scarcerazione. Contro il provvedimento di rigetto della revoca dei domiciliari gli avvocati di Marcelletti hanno fatto appello davanti al tribunale del riesame.
<<Sono emozionatissimo, ho le mani congelate – ha dichiarato Marcelletti – Abbiamo atteso con tanta ansia questa decisione: sono stati mesi durissimi. Solo chi ha la sfortuna di vivere una vicenda simile può capire quanta sofferenza si prova. In questo il tormento più grosso è stato stare lontano dai piccoli pazienti. Ora il mio obiettivo – ha proseguito – è tornare a fare quello che ho fatto per tutta la vita: Palermo mi è rimasta nel cuore, non so se tornerò, comunque i giudici non hanno imposto alcun divieto di dimora in nessuna città italiana. Io e i miei avvocati – ha concluso – abbiamo sempre rispettato la magistratura e continueremo a farlo. Spero solo che chiunque valuterà nel merito la mia posizione si ricordi che ho dedicato tutta la vita a curare i bambini>>.  (ore 14:45)