Roma – Si è spento all’età di settantotto anni Sandro Curzi, direttore del Tg3 e di Liberazione stroncato da una lunga malattia. Resistente a 13 anni, comunista iscritto già a 14, chiamato a 19 anni da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista italiana (Fgci), Alessandro Curzi ha vissuto tutta la sua vita fedele, pur senza rigidità, alle idee di gioventù passando con Fausto Bertinotti a Rifondazione Comunista alla fine degli anni ’90. E’ stato definito dagli stessi comunisti “il compagno scomodo” (da qui il titolo di uno dei suoi libri) proprio per questa sua assoluta ritrosia a piegarsi ad ogni logica di partito che non ritenesse “logica”.
Stamani il Campidoglio era gremito in ogni angolo disponibile per dare al giornalista l’estremo saluto in modo sobrio e asciutto, proprio come lui avrebbe gradito.
Con il ricordo degli amici della politica, dal grande vecchio Pietro Ingrao (per lettera) a Veltroni e Bertinotti. Poi l’omaggio della Rai, con il presidente Claudio Petruccioli, gli aneddoti scherzosi di Maselli, praticamente un fratello, compagno di lotta e di infiniti confronti fin dalla prima adolescenza. In prima fila davanti alla bara chiara coperta dalla bandiera di Rifondazione e dal rosso dei fiori, ci sono politici di tutti gli schieramenti, gli amici e gli avversari, quelli che per lui “non furono mai nemici”, come ricordano uno dopo l’altro gli oratori.
C’é il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, ci sono Giordano, Vendola, Fassino, Rutelli. Ma, accanto al sindaco Gianni Alemanno anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, il parlamentare Maurizio Gasparri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Tra i rappresentati delle istituzioni si riconosce tra gli altri il capo della polizia Antonio Manganelli.
Una persona e un cervello “a cui era difficile non voler bene”, dice. Uno che amava profondamente la vita e anche “le tentazioni del viver bene, che pensava di essersi guadagnato e aveva ragione”. Un protagonista della sinistra romana, “un comunista popolare, mai plebeo”, sottolinea dopo di lui Fausto Bertinotti, un uomo innamorato della politica che accanto alla capacità di stare con la gente e di farsi amare, aveva la forza della pedagogia. Bianca Berlinguer e Federica Sciarelli sono in prima fila, con tutto il Tg3, alla destra della bara.
 La folla, infinita, sfila accanto alla bara dove qualcuno ha voluto poggiare anche il numero speciale di Liberazione che titola “Che bella vita Sandro”.   (ore 16:02)

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