Pechino – Precipita inesorabilmente la situazione in Tibet nonostante gli appelli al “dialogo e alla tolleranza” lanciati a più riprese dal Dalai Lama prima (che ha anche detto di essere pronto a dimettersi) e dal Papa ieri. Il  portavoce del ministero degli esteri Qin Gang ha dichiarato oggi che: <<La cosiddetta tolleranza non può esistere per i criminali, che devono essere puniti secondo la legge>>.
Il conto ufficiale delle vittime rimane di 13, tutti “cittadini innocenti” uccisi a Lhasa dai “teppisti”, ma gli esuli tibetani affermano che le vittime sono almeno cento, in gran parte tibetani vittime della reazione delle forze di sicurezza agli attacchi contro gli immigrati cinesi.
Al proposito il Dalai Lama ha affermato in una conferenza stampa a Dharamsala, in India, che <<le vittime delle violenze dei giorni scorsi in Tibet, sono numerose, alcuni dicono dieci, altri cento, sono tante e ne sono rattristato>>.
Il leader pacifista dal suo esilio ha anche detto di essere pronto ad incontrare i dirigenti cinesi ed in particolare (il presidente) Hu Jintao. (ore 11:00)