Berlino – Festa nazionale oggi in Germania, dove si celebra il ventennale della caduta del muro di Berlino. Eretto dal Governo comunista della Germania Est, il muro consisteva in una barriera in cemento alta circa tre metri e mezzo che separava Berlino Ovest da Berlino Est e dal resto della Repubblica Democratica Tedesca.
Nelle prime ore di una tranquilla mattina del 13 Agosto del 1961, 40.000 uomini delle unità armate della Germania dell’Est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino Est e Ovest e iniziavano a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti di tutte e due le parti, un muro insuperabile che avrebbe attraversato tutta la città, diviso le famiglie in due e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università.
155 chilometri eretti per bloccare l’accesso al lato occidentale della città e fermare l’esodo massiccio di cittadini dell’Est – duemila al giorno, in maggioranza lavoratori qualificati – verso la Repubblica Federale Tedesca. Tra il 1945 e il ’61 in tre milioni sono passati all’Ovest, con gravi conseguenze economiche per la DDR.
Eppure solo nel Giugno del ’61 Walter Ulbricht, alla testa del Paese, rassicurò i concittadini affermando che “nessuno ha intenzione di costruire un muro”.
Due mesi dopo, il cambio di rotta con la benedizione di Mosca, allo scopo di erigere un “bastione antifascista.”
Il simbolo della città, la Porta di Brandeburgo, situata nel settore sovietico, venne circondata da un muro spesso tre metri, e relegata nella zona militare detta ‘di sicurezza’.
Non solo a Berlino ma in tutta la Germania il confine tra Est ed Ovest diventò una trappola mortale. I soldati ricevettero l’ordine di sparare su tutti quelli che cercano di attraversare la zona di confine che con gli anni fu attrezzata con dei macchinari sempre più terrificanti, con mine anti-uomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione, e addirittura con degli impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva nella cosiddetta “striscia della morte”.
Bloccato quasi completamente il dissanguamento economico dello stato, negli anni 60 e 70 la DDR visse anch’essa un boom economico. Tra gli stati dell’Est diventò la nazione economicamente più forte e i tedeschi cominciarono a rassegnarsi alla divisione. Di riunificazione si parlava sempre meno e solo durante le commemorazioni e le feste nazionali.
Il muro divideva 192 strade (97 tra le due parti della città e 95 tra Berlino Ovest e la DDR), 32 linee di tram, 8 linee di metropolitana di superficie (S-Bahn), 3 linee di metropolitana sotterranea (U-Bahn), 3 autostrade e numerosi fiumi e laghi. La caduta del muro cambiò considerevolmente i flussi di traffico della città, e la M-Bahn, un sistema a levitazione magnetica che connetteva 3 fermate della metropolitana lungo 1,6 chilometri, venne smantellato solo pochi mesi dopo la sua apertura ufficiale nel luglio 1991.
Cogli anni la struttura del Muro si perfezionerà. Visto dal lato Ovest, raggiungeva i tre metri e 60 cm di altezza. Oltre, verso Est, c’erano una serie di ostacoli: un tratto di sabbia, per esempio, per conservare le impronte di chi tenta la fuga; un percorso asfaltato per i veicoli che fanno la ronda; il filo elettrico che aziona l’allarme al minimo contatto, e poi trecentodue torrette di guardia.
Un dispositivo che dall’1 Ottobre del ’73 prevedeva l’ordine per le guardie di frontiera di sparare a vista contro chiunque tenti di oltrepassare il muro, donne e bambini compresi.
Il Muro di Berlino ebbe ovviamente un forte impatto emotivo, sociale e culturale, non solo sui cittadini di Berlino o della Germania, ma anche nel resto del mondo. Separò, apparentemente per sempre, famiglie e amicizie, lasciando entrambe le metà della città, dopo l’incredulità iniziale, nello sconforto e nella disperazione.
Divenne una delle rappresentazioni fisica della Cortina di Ferro che separava in due l’Europa durante la Guerra Fredda.
Durante la sua visita a Berlino del 15 giugno 1963, il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy tenne un discorso pubblico che sarebbe divenuto uno dei momenti simbolo della Guerra Fredda, che si chiudeva con la famosa affermazione:<<Tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso di dire: Ich bin ein Berliner! (sono un Berlinese, NdT)» . A partire dagli anni ’80, alcuni artisti famosi come Keith Haring e Thierry Noir iniziarono a dipingere il lato del muro che dava su Berlino Ovest, in seguito migliaia di artisti, conosciuti e sconosciuti, utilizzarono il muro per i loro progetti artistici. Il muro si coprì quasi interamente di murales, dalle semplici scritte a disegni molto elaborati e ben eseguiti, alcuni dei quali si guadagnarono una certa notorietà, come quello che raffigurava una Trabant bianca che sfonda il muro, o quello in cui si vedeva Erich Honecker baciare sulla bocca il segretario del PCUS Leonid Brežnev. La East Side Gallery lunga più di 1 km che fu pitturata subito dopo il crollo del muro, è stata definita la più grande galleria di pittura all’aria aperta del mondo. Solo pochi dei murales hanno resistito al tempo e ai turisti che continuavano a scrivere i loro nomi sul muro. La città di Berlino, a corto di fondi, ha investito pochissimo nel restauro del muro e nel 2000 solo alcuni dei dipinti furono restaurati e protetti dai vandali. Malgrado siano protette dalle leggi sulla tutela dei monumenti, non è chiaro quale sia il destino di queste parti del muro. Nei giorni della caduta, il grande violoncellista Rostropovic (privato, anni prima, della cittadinanza sovietica) improvvisò un concerto davanti al muro; l’evento, ripreso dalle telecamere di tutto il mondo, viene considerato il requiem per il muro e la Guerra Fredda.
Il 9 novembre 1989, Günter Schabowski, il ministro della Propaganda della DDR, ebbe il compito di dare la notizia durante una conferenza stampa convocata per le 18, che tutti i berlinesi dell’Est avrebbero potuto attraversare il confine con un appropriato permesso, ma non gli furono date informazioni su come trasmettere la notizia. Dato che il provvedimento era stato preso poche ore prima della conferenza, esso avrebbe dovuto entrare in vigore nei giorni successivi, dando così il tempo di dare la notizia alle guardie di confine. Alle 18:53 dello stesso giorno, però, il corrispondente Ansa da Berlino Est, Riccardo Ehrman, chiese da quando le nuove misure sarebbero entrate in vigore. Schabowski cercò inutilmente una risposta nella velina del Politburo, ma non avendo un’idea precisa, azzardò: <<Per quanto ne so immediatamente>>.
<<Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (…) Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente>>.
Decine di migliaia di berlinesi dell’Est avendo visto l’annuncio di Schabowski in diretta alla televisione, si precipitarono, inondando i checkpoint e chiedendo di entrare in Berlino Ovest. Le guardie di confine, sorprese, iniziarono a tempestare di telefonate i loro superiori, ma era ormai chiaro che – laddove non vi era stato adempimento spontaneo all’annuncio pervenuto via etere – non era più possibile rimandare indietro tale enorme folla vista la mancanza di equipaggiamenti atti a sedare un movimento di tali proporzioni.
Furono allora costrette ad aprire i checkpoint e, visto il gran numero di berlinesi, nessun controllo sull’identità fu eseguito. Gli estasiati berlinesi dell’Est furono accolti in maniera festosa dai loro fratelli dell’Ovest, spontaneamente i bar vicini al muro iniziarono a offrire birra gratis per tutti. Il 9 Novembre è quindi considerata la data della caduta del Muro festeggiata con il mega concerto di Roger Waters (ex bassista dei Pink Floyd) con l’esecuzione di The Wall dal vivo.
Nei giorni e settimane successive molte persone accorsero al muro per abbatterlo e staccarne dei souvenir: queste persone furono chiamate Mauerspechte (in tedesco significa letteralmente “picchi del muro”). Il 18 Marzo 1990 furono tenute le prime e uniche libere elezioni della storia della Repubblica Democratica Tedesca; esse produssero un governo il cui principale mandato era quello di negoziare la fine stessa dello Stato che rappresentavano.
La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 Ottobre 1990 (questa è la data designata per il “Giorno della riunificazione”), quando i cinque stati federali (Brandeburgo, Meclenburgo-Pomerania Occidentale, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia), già esistenti nella Repubblica Democratica Tedesca ma aboliti e trasformati in Province, si ricostituirono e aderirono formalmente alla Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest).
Dal momento in cui i nuovi cinque Länder entrarono nella Repubblica Federale, in conformità all’articolo 23 attivo in quegli anni, l’area di applicazione del Grundgesetz (Legge fondamentale, l’equivalente tedesco della Costituzione) fu semplicemente ampliata includendoli. L’alternativa sarebbe stata di aderire all’unione formalmente, in vista della scrittura di una nuova costituzione per la Germania unificata. Delle due scelte quella adottata fu obiettivamente la più semplice, ma fu causa del diffuso sentimento da parte dei tedeschi dell’est di essere stati “occupati” o “annessi” alla vecchia repubblica federale.
L’abbattimento ufficiale del Muro di Berlino fu iniziato il 13 Giugno 1990 nella Bernauer Straße da 300 guardie di frontiera della DDR, fu poi terminato da 600 soldati dell’esercito tedesco utilizzando 13 bulldozer, 55 ruspe, 65 gru e 175 camion. A novembre dello stesso anno l’intero muro all’interno della città era stato abbattuto ad eccezione di 6 punti che furono mantenuti come monumento. L’anno successivo scomparve definitivamente la restante parte. I blocchi di cemento furono distrutti ed utilizzati per la costruzione di strade. 250 di questi blocchi furono messi all’asta a prezzi oscillanti tra 10.000 e 250.000 marchi tedeschi. Il muro è stato fisicamente distrutto quasi ovunque, ad eccezione di alcuni punti. I più visitati dai turisti sono: una sezione di 80 metri vicino a Potsdamer Platz, una seconda, la più lunga, sulla riva della Sprea, vicino all’Oberbaumbrücke (L’East Side Gallery) ed una terza a nord in Bernauer Straße, che è stata trasformata in un memoriale nel 1999. Il centro di documentazione del muro (vedi Link: Dokumentationszentrum) offre interessantissime guide in italiano, che spiegano in dettaglio il sistema di frontiera.
In altri punti della città è possibile invece trovare parti di muro semplice, note per i loro graffiti. Qui, le parti rimaste non rappresentano interamente l’aspetto originale del muro: sono state pesantemente danneggiate (perché in molti tentarono di prendersi come ricordo dei pezzi originali del Muro di Berlino), e gli odierni graffiti sono più visibili sul lato orientale del muro, in particolare la famosa East Side Gallery in Mühlenstraße lunga più di 1 km, che non era ovviamente raggiungibile quando il muro era sorvegliato dalle guardie pesantemente armate della Germania Est.
Oltre ai circa 100 mila visitatori sono attesi nel cuore della capitale, decine di capi di Stato e di governo – tra i quali il presidente del consiglio Silvio Berlusconi – assisteranno alle celebrazioni. Già ieri sera, sono arrivati a Berlino – tra gli altri – il segretario di Stato americano Hillary Clinton (il presidente Usa Barack Obama non ci sarà) e l’ex presidente sovietico Mikhail Gorbaciov – mentre sono attesi per oggi tutti i leader dei Ventisette. Questi si incontreranno nel pomeriggio al castello di Bellevue, la residenza ufficiale del presidente della repubblica tedesco Horst Koehler. Questa mattina, Koehler e la Merkel hanno partecipato a una messa nella chiesa di Gethsemane, a Prenzlauer Berg, un quartiere a est della città, organizzata dalla Chiesa evangelica e dalla Conferenza episcopale dei vescovi tedeschi.
Nel pomeriggio, alle 15:00, la Merkel, Gorbaciov e l’ex presidente della Polonia, Lech Walesa, faranno una passeggiata simbolica sul ponte Boesebruecke della Bornholmer Strasse. Il momento più importante della giornata è previsto per questa sera, quando la caduta del Muro sarà ricreata simbolicamente attraverso un gigantesco effetto domino formato da blocchi di polistirolo. Walesa farà cadere la prima tessera: dall’altro capo del Muro, ci sarà il presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso, e il presidente dell’europarlamento, Jerzy Buzek. La Merkel, che ha incontrato questa mattina il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, e nel corso di un’intervista all’emittente pubblica Ard ha tenuto a ricordare al Paese che che “l’unità tedesca non è stata ancora completamente raggiunta” poiché, ha spiegato, l’est e l’ovest presentano ancora “differenze strutturali”. Due decadi dopo la caduta del Muro, la cancelliera ha sottolineato che la disoccupazione nelle regioni dell’ex Repubblica democratica tedesca (Rdt) è ancora oggi il doppio rispetto a quella nell’ovest del Paese. Per questo, ha detto, la “tassa di solidarietà” istituita per finanziare i costi di ricostruzione delle regioni orientali dopo la riunificazione è “ancora necessaria”. Eppure, in questi ultimi 20 anni, la Germania ha investito 1.300 miliardi di euro per ricostruire le regioni dell’ex Rdt.
Quello che meraviglia però, è che buona parte dei tedeschi che a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino esprimono forte insoddisfazione per come stanno andando le cose nella loro patria riunificata. Secondo un sondaggio svolto dall’istituto Forsa per conto del quotidiano “Berliner Zeitung” il 51% dei cittadini tedesco-orientali sostiene di essere stato meglio quando il Muro ancora era in piedi e la Germania socialista era ancora uno stato sovrano diviso dal fratello occidentale e capitalista di Bonn. Sentimenti analoghi valgono però anche per i tedeschi occidentali che sposano al 60% questa tesi. (ore 10:00)