New York – Il Natale in Italia, come nella maggior parte dei Paesi a maggioranza cattolica, è da sempre ammantato da un aurea di misticismo spirituale che spinge le famiglie a riunirsi e a condividere momenti carichi di intesi significati. 
Negli Stati Uniti, culla di molteplici civiltà ed etnie, la tradizione natalizia ruota attorno al mito di Babbo Natale al quale i bimbi americani sin dall’Ottocento, scrivono letterine intrise di speranze e promesse. Ogni lettera viene indirizzata a “Babbo Natale, Polo Nord” e l’ufficio postale le accantona e le mette in mano a migliaia di volontari che rispondono con una cartolina di auguri, talvolta aggiungendo qualche affettuoso commento.
Quest’anno l’ufficio postale statunitense ha rivelato che oltre a chiedere i videogiochi del momento o il giocattolo ipertecnologico più reclamizzato, molti bambini hanno richieste molto più concrete. La crisi economica che ha stravolto le certezze di innumerevoli famiglie europee è, ovviamente, molto più sentita negli Usa dove sono migliaia i disoccupati del 2009.
Moltissimi chiedono a Babbo Natale di regalar loro un lavoro per il padre o la madre disoccupati. Altri chiedono di riportare a casa i genitori che sono in guerra in Iraq o in Afghanistan. Altri lo supplicano di proteggere la casa dal pignoramento.
Nell’ufficio postale di Dallas, dove un gruppetto di volontari smista circa 300mila lettere, tutti si sono accorti che quest’anno le cose sono diverse: «I bambini chiedono spesso a Babbo Natale aiuto perché i genitori possano pagare i loro debiti. E’ un’esperienza drammatica, a differenza degli altri anni, quando era divertente» commenta il portavoce John Torrez. E, infatti, alcune lettere sono così toccanti che gli stessi impiegati postali “adottano” un caso particolarmente difficile e fanno una colletta per aiutare la famiglia. Ma i casi sono troppo numerosi per aiutare tutti.
In altri uffici postali il trend è confermato: «Ho appena letto la lettera di un bambino che ha infilato nella busta un biscotto per Babbo Natale accompagnato dal curriculum vitae del nonno, che è disoccupato e non riesce a pagare l’affitto» dice Kelly Levy, direttrice del programma “Lettere a Santa” in Florida. A Chicago, gli impiegati sono impressionati dal fatto che tanti bambini chiedano vestiti: «Calzettoni, cappotti, maglioni – elenca Rod Riemersma – Fa impressione perché in genere i bambini chiedono giocattoli, non certo vestiti: è un segno che i tempi sono duri per tutti».
La speranza condivisa è che questo sia l’ultimo anno in cui Babbo Natale debba preoccuparsi non di rimanere aggiornato sulle ultime novità ludiche in circolazione, ma piuttosto sull’ufficio di collocamento che offre maggiori possibilità di lavoro per io suoi iscritti.  (ore 11:40)