Roma – Da uno studio dell’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York è emerso che una variante dell’enzima (la telomerasi) svolge un ruolo chiave nei processi d’invecchiamento. In pratica, nei centenari la telomerasi, sostanza in grado di mantenere la lunghezza dei pezzetti del Dna alle estremità dei cromosomi (telomeri) è iperattiva, e di fatto rallenta il processo di invecchiamento cellulare.
Gli studiosi hanno studiato il Dna di un gruppo di ebrei Ashkenazi, scoprendo che i più longevi possedevano una versione mutata dell’enzima, ereditato dagli avi e passato ai discendenti. La ricerca è stata condotta su 86 persone molto anziane ma in buona salute (l’età media era di 97 anni), su 175 discendenti diretti e su 93 soggetti di controllo, nati da genitori non particolarmente longevi.
<<Gli esseri umani con un’eccezionale durata della vita sono maggiormente in grado di conservare la lunghezza dei propri telomeri – ha spiegato Yousin Suh, responsabile della ricerca – Abbiamo scoperto che queste persone devono la loro longevità, almeno in parte, a varianti vantaggiose dei geni coinvolti nella conservazione dei telomeri>>. Il confronto ha permesso di scoprire che i centenari, ma anche i loro discendenti, possiedono un gene mutante che conserva la lunghezza dei telomeri, via via che le cellule si dividono con il passare del tempo. Questo vuol dire che queste persone sono più protette contro le malattie collegate all’invecchiamento, come patologie cardiovascolari e diabete. (ore 18:45)