Roma – Dopo la denuncia del Codacons e l’episodio della bambina di Milano finita al pronto soccorso per irritazione agli occhi, il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha firmato la circolare che obbliga l’impiego di dispositivi 3D usa e getta vietando dunque quelli che vengono disinfettati e riciclati al pubblico dello spettacolo successivo. Le sale cinematografiche dovranno mettersi subito in regola. Non potranno inforcarli invece i bambini sotto i 6 anni.
In rivolta gli esercenti dal momento che attualmente su 3.000 sale circa presenti in Italia oltre 500 sono in 3D. E dovrebbero diventare oltre 750 entro fine anno. La circolare del ministero della Salute fondata sul parere del Consiglio superiore della Sanità crea involontariamente infatti un discrimine tecnologico tra le sale. E se una successiva ordinanza del ministero della Salute non interverrà a correggere il tiro, il rischio chiusura per molti esercenti diventerà concreto
Tutte le sale che utilizzano l’XpanD 3D e il Dolby 3D, infatti, sarebbero fuori legge se arrivasse un’ordinanza del ministero della Salute restrittiva in materia. Così l’Anec e l’Anem, associazioni rappresentative degli esercenti cinematografici italiani, esprimono fortissima preoccupazione in merito alla confusione in atto riguardo la questione occhiali 3D.
<<Siamo di fronte – dichiarano le associazioni – ad una vera e propria campagna di ingiustificato allarmismo e di non corretta informazione. Al fine di scongiurare l’adozione di azioni restrittive della libertà di mercato e di non contribuire a procurare allarme ingiustificato, si ricorda che oltre 14 milioni di spettatori hanno visto in Italia film in 3D decretando un successo in costante crescita e che gli episodi conosciuti di reali conseguenze a seguito della visione di questi film che richiedono l’uso degli occhiali sono assolutamente trascurabili. Non neghiamo l’autorevolezza del Consiglio Superiore della Sanità, ma ci domandiamo come mai non siano state ascoltate le aziende produttrici, come mai non siano state ascoltate le aziende dell’esercizio, come mai non siano state valutate le differenze tra i vari sistemi di proiezione, come mai non si sia entrati nel merito specifico>>.
La decisione del ministro tocca grossi interessi economici: da una parte c’è il Codacons, che rappresenta i consumatori, e che canta vittoria dopo aver denunciato i possibili rischi per la salute, legati agli occhiali 3D; dall’altra i gestori dei cinema, che si dichiarano naturalmente attenti alla salute della clientela, ma che sono altrettanto attenti ai propri interessi.
I dubbi sui possibili rischi degli occhialini polarizzatori per la salute non sono una novità di oggi: già nei mesi scorsi il NAS (Nucleo Anti Sofisticazioni) ha sequestrato oltre 7000 occhiali senza marchio CE, cioè non a norma delle direttive europee (su questi ultimi il Ministero non si è ancora espresso in modo definitivo). Il vero allarme però lo ha suscitato il caso della bambina di 3 anni che, dopo aver visto Alice in 3D, ha accusato una forte irritazione agli occhi ed è dovuta andare al pronto soccorso: e i genitori hanno annunciato di voler fare causa alla sala cinematografica.
Mario Stirpe, presidente della Fondazione Bietti, in merito alla decisione del ministro ha affermato: <<Gli occhialini hanno lenti polarizzate creano un’illusione stereoscopica. L’oggetto, in questo caso il film, viene guardato da due angolature diverse per cui il cervello riceve immagini dissociate. Da qui la percezione del rilievo>>. Stimoli che non danneggiano la visione ma possono causare disturbi in certe condizioni, ad esempio in chi soffre di emicrania. Sotto i 6 anni la stereoscopia è sconsigliata perché i più piccoli non hanno ancora sviluppato completamente la visione binoculare. Differente il sistema dei vecchi modelli che si trovavano anche nei giornaletti, con lenti a prisma. Gli esperti ritengono che l’uso prolungato del 3D non crei problemi agli adulti ma che sia più prudente evitare di assistere a due film consecutivi. L’obbligo del monouso è stata viene accolto positivamente da alcuni addetti ai lavori, come il regista Giovanni Veronesi , che in un’intervista al settimanale Diva e donna, racconta di detestare il tridimensionale: <<È una truffa, una bischerata>>.
Perplesso Matteo Piovella, presidente della società oftalmologica: <<La tecnologia altamente sofisticata permette di evitare danni permanenti. Dal punto di vista scientifico non c’è ragione di adoperare tanta prudenza, tranne che per i bambini>>. (ore 11:55)