Milano – Un gruppo di ricerca tedesco/inglese, coordinato da Tolga Ergin e Nicolas Stenger dell’Istituto di Tecnologia di Karlsruhe, ha ideato il “mantello dell’invisibilità”.
In realtà più che una “cappa” si tratta di una struttura tridimensionale composta da una nuova classe di materiali capaci di controllare la luce rendendo così invisibili gli oggetti.
I ricercatori hanno utilizzato il mantello tridimensionale per rendere invisibile una protuberanza su una superficie d’oro. Il mantello è composto da speciali lenti assemblate in una struttura polimerica che ricorda una catasta di legna. La loro caratteristica è di legarsi parzialmente alle onde luminose in modo da impedire alla luce di diffondersi. I primi test hanno avuto successo e hanno dimostrato che il nuovo materiale funziona, rendendo la parte schermata realmente invisibile. I mantelli dell’invisibilità finora ottenuti sono tutti bidimensionali ed anche questo era stato progettato inizialmente a due dimensioni, ha spiegato Ergin, ma poi ha dimostrato di poter funzionare anche nella terza dimensione. Che lavorino su un piano o su una struttura tridimensionale, i «materiali dell’invisibilità» appartengono al regno dell’infinitamente piccolo. Si tratta infatti di nanomateriali (delle dimensioni dell’ordine di milionesimi di metro). La loro caratteristica è la capacità di deviare le onde luminose, orientandole attorno a un oggetto fino ad avvolgerlo come un guscio che si comporta come un mantello dell’invisibilità. Il passo per trasformare queste ricerche avveniristiche in dispositivi di grandi dimensioni è ancora molto lungo, anche se la ricerca va avanti a grandi passi. (ore 12:45)