Milano – Ieri Carlo Alberto Rossi, oggi Raimondo Vianello. Il mondo dello spettacolo ha perso due pilastri fra i più illustri.
Compositore fra i più celebri della canzone leggera italiana nonché discografico fondatore della casa Ariston, il primo; uomo da palcoscenico a tutto tondo il secondo.
Entrambe sono morti a Milano con un solo giorno di distanza.
Rossi, nato a Rimini il 30 agosto 1921, amico di infanzia di Federico Fellini e Sergio Zavoli, è morto all’età di 89 anni; Raimondo nato a Roma nel 1922, ne avrebbe compiuti 88 il prossimo 7 Maggio.
Carlo Alberto Rossi deve la sua fama a ”E se domani” di Mina. ma  ha scritto canzoni che sono entrate nella memoria e che hanno disegnato un’Italia passata dall’antenna alla rete, dalla lambretta allo scooter. Mina, Natalino Otto, Luciano Tajoli, Joe Sentieri, Fausto Cigliano e Milva hanno cantato le sue canzoni passando per cantagiri e festival. E nel nuovo millennio, Carlo Alberto Rossi ha avuto finalmente il primo riconoscimento alla carriera. Il Festival di Sanremo gliel’ha consegnato nel 2002, celebrando così i suoi 18 festival ai quali ha partecipato senza mai vincere.
A Marzo del 2007 è stato pubblicato il triplo cd “E se domani collection” (dal titolo di quella che è forse la sua canzone più famosa, scritta per Fausto Cigliano e partecipante al Sanremo nel 1964 ma reinterpretata con successo da Mina e da altri artisti in tutto il mondo) che contiene 58 suoi grandi classici interpretati, tra gli altri, da Nat King Cole, Dalida, Tom Jones, Sarah Vaughan, Mina, Ornella Vanoni, Milva, Natalino Otto e Fred Buscaglione.
La scomparsa di Raimondo Vianello lascia un vuoto profondo nell’intero panorama artistico italiano. Raimondo, quasi sempre con la fedele Sandra Mondaini al fianco, ha calcato i palcoscenici di teatro, televisione e cinema con garbo ed eleganza. Artista raffinato dallo humour ironico e graffiante all’occorrenza, ha fondato e poi arricchito il varietà televisivo.
Nato a Roma il 7 maggio del 1922, figlio di ammiraglio, cresciuto a Spalato, aderisce alla Repubblica di Salò, e per questo viene rinchiuso nel campo di prigionia di Coltano (dove c’erano, tra gli altri, anche Walter Chiari ed Enrico Maria Salerno). Finita la guerra, non sembra appassionarsi molto alle possibilità legate alla sua laurea in giurisprudenza. L’inizio della carriera nello showbiz è però abbastanza casuale: alto, biondo, allampanato, viene scelto per interpretare un soldato nella rivista “Cantachiaro” di Garinei e Giovannini. Un debutto in sordina, il suo, ma all’insegna di un marchio di grande qualità nell’ambito dell’intrattenimento, la premiata ditta G&G. E’ il 1950, lui ha 28 anni.
Da allora, praticamente, non si ferma più. Perché, subito dopo la sua prima volta sul palcoscenico, comincia a lavorare con partner blasonati: Carlo Dapporto, Macario, Gino Bramieri. E soprattutto Ugo Tognazzi, con cui comincia a fare coppia fissa, artisticamente parlando. E’ il primo dei due incontri decisivi, nella sua carriera. Ma il secondo, avvenuto nel 1959, è cruciale anche per la sua vita privata: conosce infatti Sandra Mondaini, la sposa, e comincia un sodalizio sentimentale e professionale che durerà una vita.
Comincia a dedicarsi al cinema negli anni 50 recitando accanto ad attori celebri quali Totò e Ugo Tognazzi col quale avvia un sodalizio artistico a partire dal 1951. Proprio con lui si avvicina al mondo televisivo con il programma”UN, DUE, TRE” con il quale comincia ad acquisire una certa notorietà. Nel 1982 passa dalla Rai alle reti Fininvest dove, su Canale 5, si dedica con la moglie a varietà come:”Attenti a noi due, Attenti a noi due 2 e Sandra e Raimondo show”. Ma chi non ricorda la complicità artistica della coppia in “Casa Vianello” in onda dal 1988 al 2007? Una sit-com di gags, umorismo e comicità sulla vita matrimoniale che solo Sandra e Raimondo potevano rappresentare così bene. La sua passione per il calcio lo porta a condurre, per diverse stagioni, il settimanale sportivo di Italia 1 “Pressing”, la risposta Mediaset alla Domenica Sportiva che gli valse dalla Gazzetta dello Sport cinque riconoscimenti consecutivi (dal 1992 al 1996) di “conduttore sportivo dell’anno”. Proprio la Gazzetta dello Sport era il tormentone fisso di “Casa Vianello”, la sit-com che lo vide protagonista dal 1998 al 2007: nell’ultima scena, dopo mille peripezie, Raimondo è a letto che, imperturbabile legge la Rosea e Sandra scalcia nel letto esclamando il suo celeberrimo “Che barba, che noia; che noia, che barba”. Un tormentone che strappava ogni volta un sorriso.
 Come attore vanta un repertorio di 60 film di cui l’ultimo è stato”Crociera Vianello” girato con la moglie nel 2008. Con la sua aria di gentleman inglese, la sua simpatia e la sua cordialità Raimondo Vianello resterà sempre un’icona del “Buon Presentatore”.
<<Con Raimondo Vianello scompare uno dei padri della televisione italiana. Attore di cinema e teatro, autore, presentatore, un grande professionista che con ironia e con sensibilita’ ha portato sempre il sorriso nelle case di tanti italiani. Un personaggio straordinario: con lui il nostro Paese perde un vero signore del mondo dello spettacolo>>, ha dichiarato Mauro Masi, direttore generale della Rai.
<<Con Raimondo Vianello scompare uno dei pionieri della televisione italiana, un professionista raffinato, elegante e mai volgare. Un artista, un vero gentiluomo, che ha contribuito a rendere più lieve e gradevole il Servizio Pubblico fin dai suoi albori negli anni ‘50 e a fidelizzare con la sua comicità e il suo sorriso milioni di telespettatori. La sua versatilità professionale, la sua passione per la battuta, la sua capacità di scherzare con tutti e su tutto e la sua incredibile autoironia mancherà alla televisione italiana tutta e al mondo del calcio, sport per cui aveva un amore straordinario>>, ha detto il presidente Rai Garimberti.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la triste notizia, ha inviato alla moglie Sandra Mondaini un messaggio in cui esprime la sua vicinanza ricordando “il popolare attore che tanto ha dato al teatro, al cinema e alla TV italiani”.  (ore 11:00)