Washington – 73  grandi donatori di Hillary Clinton hanno abbandonato, nel mese di Marzo scorso, la campagna della ex first lady scegliendo di appoggiare il suo rivale nella corsa per la nomination democratica, Barack Obama. A detta del Washington Post, inoltre, non è successo il contrario nemmeno dopo la debacle del senatore nero in Pennsylvania.
<<Lei sta distruggendo il partito democratico – ha affermato Daniel Berger, avvocato di New York che in passato aveva versato 2300 dollari, il massimo consentito, alla Clinton. E a marzo ha deciso di investire la stessa somma per la campagna di Obama, con un grande risentimento nei confronti della sua ex candidata – Non c’è possibilità che possa vincere se non distruggendo Obama e questo non mi pace: così nel mio piccolo sto cercando di mandare un messaggio>>.
Tra i neo sostenitori di Obama c’è anche il miliardario newyorkese William Louis-Dreyfus che lo scorso Agosto aveva donato il massimo alla campagna della Clinton, avendo ammirato il lavoro svolto al Senato. Ma ora è arrivato alla convinzione che “Obama rappresenta un nuovo approccio” ed è deluso e irritato dai toni aggressivi assunti dalla campagna della Clinton: <<Alla fine, tutto quello che ha dovuto fare per spingermi a non credere più in lei, è stato aprire la bocca>>.
Intanto si affaccia tra i democratici anche lo spettro della questione razziale: <<Se la gente dovesse avere l’impressione che il partito ha una stanza segreta dove si decide il candidato, questa non sarebbe una cosa positiva – ha detto James Clyburn, il deputato della South Carolina che è la “frusta” dei democratici alla Camera. – E per l’afroamericano con la carica più importante al Congresso se si continua ad andare di questo passo, si rischiano danni irreparabili>>.
Mantenutosi finora neutrale in questo duello, Clyburn ha deciso di prendere una posizione, insieme ad altri leader democratici afroamericani, nel timore che la Clinton continui nell’unica via – che il New York Times ha definito “la più bassa, verso la vittoria”, cioè quella di una campagna aggressiva senza esclusione di colpi contro Obama.
La discesa in campo di Clyburn dovrebbe allarmare la campagna di Hillary, perché fa un chiaro riferimento alla questione razziale: <<Continuiamo a dire che non importa che Obama ottenga il 92% del voto afroamericano, che è debole perché ha solo il 35% del voto bianco – ha spiegato il senatore – ma la Clinton ha solo l’8% del voto nero: e questo è un po’ come dire che gli afroamericani non contano, l’unica cosa che conta è la risposta dei bianchi, è questo quello che mi dà fastidio>>.
La difesa d’ufficio della Clinton è stata affidata a Stephanie Tubb Jones, deputata afroamericana dell’Ohio che afferma di non condividere le preoccupazioni dei suoi colleghi: <<Non credo che Hillary e Bill Clinton farebbero qualsiasi cosa per vincere le elezioni o cercherebbero di danneggiare Obama>>, ha affermato aggiungendo poi: <<L’elettorato afroamericano non è un monolite>>.
Intanto molti dei sostenitori della Clinton iniziano a chiedersi se alla deputata basterà la vittoria ottenuta (di misura) in Pennsylvania per convincere gli indecisi prima de