Tokio – Com’era prevedibile e scontato diventa sempre più apocalittico il bilancio delle vittime del violento terremoto di magnitudo 8.9 e del conseguente tsunami che ieri hanno devastato il nord-est dell’arcipelago giapponese. Oggi si parla di quasi duemila morti (l’esercito giapponese ha annunciato di aver ritrovato circa 400 cadaveri nel porto di Rikuzentakata) ai quali si aggiungono più di 10 mila dispersi nel porto di Minamisanriku, nella prefettura di Miyagi, completamente travolta dalla furie delle acque, mentre continuano a susseguirsi le scosse di forte intensità sempre nel nord-est del Giappone (una di 6.8 e un’altra di magnitudo 6.0) e si materializza l’incubo nucleare. Almeno 1,4 milioni di case sono senz’acqua.  Nel dramma dalle dimensioni ancora tutte da scoprire la buona notizia arriva da Senseki: i quattro treni in servizio tra Iwate e Miyagi dati per inghiottiti dallo tsunami sono “ricomparsi” insieme ai circa 70 passeggeri e macchinisti, tutti miracolosamente salvi. Una potente esplosione si è verificata nella centrale nuclerare di Fukushima. Si sarebbe polverizzata la gabbia esterna di contenimento di uno dei reattori, il tetto è crollato e si temono problemi di tenuta dell’impianto di raffreddamento. Il governo ha ordina di lasciare la zona ai residenti nel raggio di 20 chilometri e sta organizzando i soccorsi tra mille problemi anche perché è ancora impossibile raggiungere le zone più colpite e devastate dallo tsunami. I soccorittori aspettano che le acque si ritirano, fenomeno che avviene lentamente. Cominciano anche ad arrivare i soccorsi dall’estero da parte dei 38 Paesi, tra cui l’Italia, che per primi hanno risposto all’appello del governo giapponese. (ore 22 in Italia)