New York – Sostanzialmente si potrebbe parlare di un pareggio quello fra il senatore afro-americano Barack Obama e la senatrice Hillary Clinton, con il primo che ha stravinto in North Carolina (ottenendo il 56% delle preferenze) e la rivale che lo ha battuto (per un soffio con il 51% dei voti) in Indiana, se non fosse che il nulla di fatto è servito a Obama per consolidare il suo leggero vantaggio per numero di delegati.
Se Barack fosse riuscito ad ottenere due vittorie, invece, molti consiglieri di Hillary sarebbero stati pronti a spingerla al ritiro. Per vincere servono 2.025 delegati ma entrambi i candidati democratici hanno ormai perso la possibilità di ottenerli dagli elettori e il partito è uscito dal voto più diviso che mai: in novembre una larga maggioranza dei sostenitori dell’uno o dell’altra potrebbero votare per il repubblicano John McCain o stare a casa se il loro candidato non dovesse conquistare la nomination: questo almeno secondo gli exit polls. La corsa democratica, comunque, sulla carta è aperta fino a Giugno: devono ancora votare sei stati per un totale di 187 delegati da assegnare con la proporzionale: Nebraska e West Virginia martedì prossimo, Kentucky e Oregon il 20 maggio, Portorico il primo giugno e Montana e South Dakota il 3 giugno. 
La parola d’ordine dei vertici intanto è stringere i denti e impedire che a Denver sia il “terzo incomodo” McCain a godere fra i due litiganti… (ore 11:15)