Rangoon – Si è dovuta piegare davanti alla portata dei danni catastrofici portati dall’uragano Nargis, la giunta militare birmana che ha, alla fine, accettato di ricevere aiuti d’emergenza e umanitari dagli Stati Uniti e permetterà l’arrivo di almeno un aereo Usa da trasporto.
Allucinanti i numeri del disastro: oltre centomila morti, di cui 80 mila sono a Labutta. La cifra è paragonabile a quelle dello tsunami del 2004.
Il bilancio delle vittime fornito dalle autorità birmane è fermo a circa 22.500 morti, ma ancora prima della cifra data dai diplomatici americani, l’Onu aveva avvertito che il bilancio potrebbe aumentare in misura “molto significativa”. Andrew Kirkwood, direttore per la Birmania di Save the Children, ha detto che “Ci sono 41.000 dispersi, ma in tanti pensano che la maggior parte di queste persone siano morte”. Secondo l’organizzazione, che ha in Birmania circa 500 operatori, circa il 40% dei dispersi sono bambini. Kirkwood ha aggiunto che la sua organizzazione ha raccolto informazioni “terribili” riguardo il Delta dell’Irrawaddy dove una equipe “!ha visto migliaia di morti in una località con mucchi di corpi in decomposizione dopo il ritiro delle acque”.
La giunta ha detto che accoglierà gli aiuti, ma ha imposto di negoziare volta per volta per ottenere i visti di ingresso nel Paese. A questo scopo, ha reso noto l’Onu, è stato designato un ministro per i visti. (ore 16:00)