Beirut – La decisione del Governo libanese oscurare l’emittente televisiva libanese filo-governativa “Future News”, di proprietà del leader della maggioranza di governo anti-siriana, Saad al-Hariri, è stata vissuta dal leader del movimento sciita Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah. Come una vera e propria “dichiarazione di guerra”. Nasrallah ha attaccato il provvedimento dell’esecutivo finalizzato a smantellare la rete telefonica controllata da Hezbollah.
«Quella rete di telecomunicazioni è l’arma più importante in mano alla resistenza», ha chiarito Nasrallah. Poco dopo queste affermazioni, violenti scontri sono scoppiati nella capitale tra sostenitori della maggioranza parlamentare libanese anti-siriana e attivisti dell’opposizione.
Le violenze si sarebbero estese in tre zone della capitale libanese dilagando poi a macchia d’olio, con l’utilizzo di granate, fucili mitragliatori, pistole.
Diverse fonti di stampa hanno riferito che alle sparatorie hanno preso parte anche diversi cecchini, appostati sui tetti. Fonti ospedaliere hanno parlato di almeno sette morti e di decine di feriti. Ancora in serata a Beirut si sentivano esplosioni.
Nasrallah è stato durissimo. Ha accusato il governo di essere “una gang”, che sta tentando di raggiungere ciò che Israele non è stato in grado di perseguire nella guerra del 2006 e di aver rimosso il capo della sicurezza dell’ aeroporto perché <<vuole trasformare lo scalo in una base per l’Fbi, la Cia e il Mossad>>. In serata, ha replicato il leader della maggioranza parlamentare, il sunnita Saad Hariri, che rivolgendosi direttamente al “fratello” Sayyed Nasrallah, ha proposto una soluzione di compromesso. Mettiamo <<nelle mani dell’esercito le decisioni che hanno provocato equivoci – ha detto – e procediamo immediatamente all’elezione del capo dell’esercito, generale Michel Suleiman, alla presidenza della Repubblica>>, carica vacante da oltre cinque mesi e al centro di un braccio di ferro di cui non si vede la fine.
L’offerta di Hariri è stata però respinta da Hezbollah. (ore 13:00)