Anno VII n. 233 - Giovedì 9 settembre 2010
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Sergio MarchionneIncentivi, Marchionne si dice agnostico
Giovedì 4/2/2010 - Torino - Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha lanciato l’ennesimo sasso nello stagno della confusione pro o contro incentivi alla rottamazione.
<<Stiamo valutando se siano ancora utili o un fenomeno distorsivo del mercato – ha spiegato - non si può andare avanti in maniera disarmonica con l'Europa. Se procederemo con gli incentivi - ribadisce il ministro - saranno ridotti nel tempo e nell'intensità>>. Sergio Marchionne, a.d. di Fiat e Chrysler non si pone il problema degli incentivi: <<Sono agnostico sugli incentivi: il Governo faccia la sua scelta e noi la accetteremo senza drammi. Ma abbiamo bisogno di decisioni in tempi brevi e di uscire dall'incertezza, poi saremo in grado di gestire il mercato e la situazione qualunque essa sia. E chiaro che gli incentivi sono una misura temporanea e che erano stati decisi per traghettare l’industria dell’auto fuori dalla grande crisi. Capisco che prima o poi debbano essere eliminati per tornare a un mercato normale. Protrarli troppo a lungo sarebbe un danno che pagheremmo con minori vendite nei prossimi anni. Fisiologico che si vada verso una normalizzazione del mercato, che ci permetterà di fare piani di lungo periodo non legati agli incentivi. E poi non dimentichiamo che noi abbiamo il 30 per cento del mercato, il restante 70 per cento va ai nostri concorrenti>>.
Nel pomeriggio l'ufficio stampa del Lingotto ha diffuso una nuova dichiarazione di Marchionne che puntualizza quella del mattino: <<Per quanto riguarda gli eco-incentivi - sotttolinea l'a.d. di Fiat Group - voglio sottolineare che l’eventuale scelta del Governo di non rinnovarli ci trova pienamente d’accordo. I bonus, in Italia come negli altri Paesi europei, hanno sostenuto la domanda nel 2009 ma hanno anche anticipato acquisti che ci sarebbero comunque stati negli anni successivi. Rinnovare queste misure adesso non farebbe altro che rimandare il problema alla prossima scadenza. Come abbiamo già ufficialmente detto la scorsa settimana, comunicando le previsioni sui risultati del Gruppo per il 2010, la Fiat è in grado di gestire la situazione, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista industriale, anche nello scenario più pessimistico. Quello di cui c’è bisogno adesso - ha concluso Marchionne - non sono palliativi al mercato ma una forte e seria politica industriale che miri ad un rafforzamento competitivo dell’industria dell’auto, un settore considerato trainante da tutti i Governi del mondo>>.
Quanto alla spinosa questione di Termini Imerese il numero uno di Fiat ha detto: <<La decisione di smettere di produrre a Termini Imerese è stata presa, ma siamo pronti a fare la nostra parte, a farci carico, insieme al Governo, dei costi sociali di questa scelta. Non possiamo più permetterci di tenere aperto un impianto che da troppi anni funziona in perdita. Produrre un'auto lì costa fino a mille euro in più e più ne facciamo e più perdiamo. Non è in grado di stare in piedi. Per assurdo, per noi sarebbe più conveniente continuare a pagare tutti i dipendenti fino alla pensione tenendoli a casa. Abbiamo studiato ogni possibile soluzione di produzione alternativa, dai motori ai componenti, ma si continuerebbe a perdere. Cerco il dialogo e chiedo di mettere da parte la dietrologia: nella decisione di fermare le fabbriche per due settimane non c'è nessuna provocazione e nessun ricatto. La legge prevede che la cassa integrazione sia comunicata 25 giorni prima. Se avessimo aspettato un mese in più avrebbero detto che volevamo alzare la tensione in prossimità delle elezioni. La verità è nei dati, che ci raccontano come gli ordini in Italia a Gennaio siano crollati del cinquanta per cento rispetto a Dicembre e sono quasi del 10 per cento più bassi di gennaio dell’anno scorso quando il mercato era in piena crisi. Con questa contrazione della domanda non si poteva fare altro che fermare la produzione. Non c'è nessuna provocazione e nessun ricatto. Il tavolo a Palazzo Chigi procede, siamo gente seria e vogliamo dialogare con controparti che capiscano la realtà industriale e che gestiscano con noi questa crisi. Vedo e apprezzo gli sforzi del governo e dei sindacati e comprendo il livello di preoccupazione, per questo mi auguro di lavorare bene insieme per uscire da questa impasse.
In Italia vogliamo arrivare nel 2012 a fare 900 mila auto (nel 2009 sono state 650 mila). A queste bisogna aggiungere 220 mila veicoli commerciali che saranno prodotti dalla Sevel in Abruzzo. Basta col dire che non mi interesso del nostro Paese, guardiamo alla realtà dei fatti. Guardiamo a quante aziende dell'indotto abbiamo salvato: in maniera silenziosa abbiamo evitato uno sfacelo sociale. Ora si parla di Termini ma ci si dimentica della Bertone e dei suoi 1100 dipendenti. Non è serio guardare solo una cosa e perdere di vista tutto il resto>>.
Intanto a Termini Imerese prosegue la protesta delle tute blu che hanno al loro fianco il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini che ha affermato: <<non esiste un motivo reale per chiudere questa fabbrica. In Italia non esiste una sovraccapacità, anzi il nostro Paese, in Europa, è l'unico, tra quelli industrializzati, ad importare auto perché se ne producono poche rispetto alla richiesta di mercato>>.
<<La protesta legittima e sacrosanta dei lavoratori della Fiat deve indurre l'azienda a ripensare la sua posizione sul futuro produttivo di tutti gli stabilimenti, a cominciare da Termini Imerese>>, ha detto a sua volta il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. (ore 10:00 aggiornata alle ore 18:00)
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