Il pensiero che lo scandalo delle emissioni truccate Volkswagen, ormai noto come dieselgate, potesse essere un vaso di Pandora su tutto il mondo automotive c’è stato sin dall’inizio. Nella vicenda oggi si inserisce anche il nome di Renault.

Gli agenti della divisione antifrode della polizia francese hanno infatti effettuato nei giorni scorsi una serie di perquisizioni in alcuni siti produttivi della Casa francese. L’ipotesi è che alcuni motori diesel siano equipaggiati con un software che consente di eludere i controlli sulle emissioni, proprio come Volkswagen.

In seguito all’esplosione del caso Volkswagen, Renault aveva sentito l’esigenza di investire 50 milioni di euro per far sì che i livelli di emissione effettivi delle sue auto fossero in linea con quelli registrati durante i test. Il titolo Renault ieri ha perso oltre il 10% in Borsa e tutto il settore auto è stato in tensione, compresa Fca, anch’essa in difficoltà sul listino milanese per l’accusa di aver falsificato i dati sulle vendite negli Usa (accusa pesantemente respinta dalla società, che prende ufficialmente le distanze da alcuni concessionari a stelle e strisce direttamente coinvolti) e per il crollo delle consegne in Russia.

Renault ha confermato le perquisizioni, che secondo la stampa francese farebbero seguito a un’indagine avviata già ad ottobre, ma ha assicurato che tutti i test realizzati su richiesta del ministro dell’ambiente francese non avevano evidenziato frodi. È doveroso ricordare però che lo Stato francese è il primo azionista di Renault, con il 15% del capitale, una quota che arriva intorno al 30% se si considerano i diritti di voto.

I test condotti dallo scorso ottobre da una commissione indipendente hanno riguardato 22 vetture di otto marche diverse: Renault, Psa, Volkswagen, Mercedes, Ford, Opel e Bmw. Test che continueranno fino ad arrivare a un campione di 100 veicoli, coinvolgendo altri quattro costruttori: Nissan, Volvo, Suzuki e Fiat. Di questi 100 veicoli, 25 sono a marca Renault, un numero che rispecchia la quota di mercato di Renault in Francia.

Attraverso una nota ufficiale, Renault ha spiegato che anche “la Direction Générale de l’Energie et du Climat ritiene fin d’ora che la procedura in corso non evidenzierebbe la presenza di un software truccato montato sui veicoli Renault. I test in corso consentono di anticipare soluzioni migliorative sia per i veicoli Renault che usciranno dagli stabilimenti sia per quelli in circolazione, che il Gruppo Renault ha deciso di presentare rapidamente sotto forma di un Piano Emissioni Renault, teso a rafforzare le performance energetiche dei nostri veicoli. Parallelamente, la DGCCRF ha deciso di far realizzare un complemento d’indagine in loco, destinato a validare definitivamente i primi elementi di analisi registrati dalla Commissione tecnica indipendente”.

Tuttavia, già diverse settimana fa una Ong tedesca aveva puntato il dito contro i livelli di emissioni sospetti della Nuova Espace: sarebbero tre le 13 e le 25 volte più alte dei limiti previsti dalle normative.