Dieselgate Volkswagen. Stop alle Euro 5 in Italia, 2,1 mln di Audi coinvolte

Volkswagen è sempre più nel mirino a causa dei test truccati sulle emissioni. Con tutto il Gruppo. Sono infatti oltre 2,1 milioni le Audi dotate del software in grado di manipolare i test. I modelli sotto la lente d’ingrandimento sono praticamente tutti.

dieselgate vw

A dieci giorni dall’esplosione del dieselgate gli sviluppi sono: l’ex a.d. Winterkorn è indagato in Germania, lo scandalo si allarga arrivando in Italia al blocco dei diesel Euro 5 con motorizzazioni 1.6 e 2.0 (per un totale di 2.500 vetture coinvolte) e i consumatori si ribellano sempre più, con 25 class action in Usa e la minaccia di azioni legali anche nel nostro Paese.

Volkswagen è sempre più nel mirino a causa dei test truccati sulle emissioni. Con tutto il Gruppo. Sono infatti oltre 2,1 milioni le Audi dotate del software in grado di manipolare i test. I modelli sotto la lente d’ingrandimento sono praticamente tutti: A1, A3, A4, A5, A6, TT, Q3 e Q5. Del totale, oltre 1,4 milioni sono stati venduti in Europa occidentale (577.000 in Germania).

La portata dello scandalo si allarga e proseguono le timide conseguenze aziendali sinonimo di ammissione di colpevolezza. Il colosso di Wolfsburg ha infatti sospeso (badate bene, sospeso e non licenziato) i responsabili ricerca e sviluppo di Vw, Audi e Porsche dopo che nei giorni scorsi era emerso che i test sulle emissioni negli Usa erano gestiti direttamente dagli ingegneri tedeschi.

Fuori dagli uffici Volkswagen continuano gli attacchi al brand. Negli Usa è partita la prima class action. A muoverla un fondo pensionistico del Michigan che rappresentare in giudizio una serie di investitori che ritengono di aver pagato prezzi gonfiati per investire in Volkswagen e di aver perso così centinaia di milioni di dollari. Il ministro dei Trasporti italiano, Graziano Delrio, sostiene che iniziative di questo tipo sono replicabili anche in Italia: “È possibile, non si può prevedere, ma è certamente possibile”.

Non solo è possibile, è certo. Altroconsumo ha preannunciato una class action contro Volkswagen se entro 15 giorni non saranno accolte le richieste di cui si fa portavoce, dichiarandosi al tempo stesso disponibile a rilanciare l’attività di testing sulle auto come garante di indipendenza.

Le 6 richieste formali inoltrate da Altroconsumo alla Casa tedesca sono: l’immediata comunicazione dei dati reali delle emissioni di NOx di tutti i modelli interessati dalla condotta illecita denunciata; l’immediata cessazione di ogni alterazione e manipolazione in fase di omologazione; il contestuale impegno di esimersi dall’immettere ulteriormente nel mercato automobili aventi caratteristiche difformi da quelle dichiarate e/o pubblicizzate ai consumatori; l’immediata ed esatta indicazione di quante e quali automobili già vendute in Italia hanno installato il software e da quando è iniziata la loro immissione nel mercato; l’immediata attivazione in favore di tutti i consumatori acquirenti delle autovetture interessate dalla condotta illecita di adeguati rimedi così da renderli conformi alle caratteristiche dichiarate o nella sua sostituzione con altro veicolo rispondente a tali caratteristiche o nella restituzione del relativo prezzo; in ogni caso l’attivazione di un’adeguata procedura di risarcimento dei consumatori coinvolti.

Questo è quanto si verifica nel nostro Paese. In Germania, dove il ministro dei Trasporti nega ogni conoscenza pregressa delle manipolazioni Volkswagen, entro il 7 ottobre le vetture diesel del marchio dovranno essere “ripulite” dal software illegale e in linea con gli standard di emissioni. In caso contrario l’ufficio automobilistico federale tedesco (KBA) ritirerà il permesso alla circolazione, vietando di fatto alle auto coinvolte di essere vendute o anche solo di viaggiare in Germania.

Il governo tedesco usa quindi il pugno di ferro contro Volkswagen, rea secondo il Financial Times di una truffa talmente grave da superare “la madre di tutti gli scandali”, ovvero quella della statunitense Enron che nel 2011 fallì per spericolate operazioni finanziarie.

Intanto, mentre il nuovo a.d. Matthias Muller promette una “spietata pulizia interna”, continuano le indiscrezioni su avvertimenti arrivati in passato circa le irregolarità dei software Volkswagen. Il primo in ordine di tempo è di Bosch, che nel 2007 avvisò direttamente Vw che i software installati sulle sue auto erano contrari alla legge. Altri avvertimenti arrivarono anche dall’interno: nel 2011 un tecnico denunciò ai vertici Vw le irregolarità, senza però ottenere alcuna risposta.

Dopo Bmw, che pare esser pulita, contro il dieselgate si schianta anche Daimler, che a giugno 2014 avviò il richiamo di 11.000 Mercedes Sprinter per un aggiornamento del software collegato al sistema di emissioni per prevenire “possibili inconvenienti con autorità e controllori”. Daimler non smentisce, ma sottolinea che non c’entra nulla con lo scandalo Volkswagen. Motivo? A detta di un portavoce della Stella il problema era la difficoltà di comunicazione/collegamento fra i software dei van e le attrezzature per i test.